L’Istituto di Geoscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Geo) condivide le critiche espresse dalla comunità scientifica ad alcune affermazioni sui cambiamenti climatici contenute nel contributo “Resilienza dei territori tra conoscenza, manutenzione e incertezza” di Giorgio Giacchetti, presidente dell’Ordine dei Geologi del Veneto, raccolto nella pubblicazione “Cambiamenti climatici. Scenari, sfide, soluzioni”.
“La tesi secondo cui le emissioni antropiche avrebbero un ruolo trascurabile nel riscaldamento globale, la cui origine andrebbe ricondotta prevalentemente a cicli naturali, non è coerente con le attuali conoscenze e richiede pertanto una smentita, soprattutto perché si tratta di un volume destinato anche alle scuole del Bellunese”, afferma Massimiliano Moscatelli, direttore f.f. dell’Istituto Cnr-Geo.
“La letteratura scientifica e i rapporti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) – evidenzia – identificano nelle attività umane, principalmente attraverso le emissioni di gas climalteranti, la causa dominante del global warming.
La storia geologica documenta in effetti significativi cambiamenti del clima di origine naturale, ma questo non confuta il ruolo antropico nel processo in corso dall’epoca industriale, né la conseguente necessità di limitare le emissioni.
Il rapporto ‘Limiting Overshoot’ del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep, 2026) ne sottolinea anzi l’urgenza per contenere il superamento di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali e la necessità di raggiungere emissioni nette negative di CO₂ per far successivamente diminuire la temperatura”.
Su queste basi, Cnr-Geo “offre il proprio contributo alla prevenzione e alla gestione dei rischi.
Lo studio della stabilità dei versanti, della dinamica dei corsi d’acqua e dell’evoluzione del territorio deve tener conto anche delle variazioni climatiche e ambientali, l’integrazione tra geoscienze e climatologia è necessaria per valutare i pericoli, comprenderne l’evoluzione e fornire basi scientifiche solide alle decisioni nella gestione del territorio”.
“Il contributo in discussione – prosegue – richiama obiettivi importanti e condivisibili: migliorare la conoscenza geologica, potenziare il monitoraggio, assicurare la manutenzione e programmare gli interventi.
Ma le affermazioni non supportate dalle evidenze scientifiche rischiano di comprometterne la credibilità e di disorientare i pubblici, compromettendo la cultura della prevenzione che si intende promuovere.
Protezione del territorio e riduzione delle emissioni sono complementari, così come adattamento e mitigazione, protezione e monitoraggio e contrasto al riscaldamento globale.
Questo non significa attribuire ogni frana o piena al cambiamento climatico.
Ciascun evento estremo richiede un’analisi specifica di condizioni geologiche e geomorfologiche, precipitazioni, stato dei suoli, assetto idrologico e trasformazioni operate dagli esseri umani.
In Europa, Italia compresa, i cambiamenti di frequenza e intensità degli eventi climatici estremi confermano il contributo antropico e la valutazione di pericolosità e rischi idrogeologici deve tenerne conto.
La divulgazione scientifica nelle scuole comporta una responsabilità particolare.
Educare gli studenti al pensiero critico significa insegnare a confrontare le interpretazioni sulla base delle prove scientifiche, valutare le incertezze della ricerca ma senza attribuire a tutte le opinioni lo stesso valore”.








