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Economia italiana: nel 2025 Pil +0,6%, investimenti +3,9%, deficit al 3,1% e pressione fiscale al 42,9% | I conti economici nazionali dell’Istat

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In questo comunicato si presenta la revisione ordinaria dei Conti Economici Nazionali relativa agli anni 2024-2025 effettuata per tenere conto di informazioni acquisite successivamente alla diffusione dello scorso marzo 2026.

Le nuove stime incorporano anche innovazioni di metodo e fonti utilizzate per rispondere alle riserve poste da Eurostat ai paesi membri per la determinazione dei dati relativi al reddito nazionale lordo, utilizzati ai fini delle risorse proprie.

Le serie storiche sono ricostruite dal 2010 e sono disponibili sulla banca dati IstatData.

Nel 2025 il Pil ai prezzi di mercato è risultato pari a 2.265.003 milioni di euro correnti, con una revisione al rialzo di 6.954 milioni rispetto alla stima di marzo scorso.

Per il 2024 il livello del Pil è stato rivisto al rialzo di 8.564 milioni di euro.

Nel 2025 il tasso di variazione del Pil in volume è stato pari a 0,6%, 0,1 punti percentuali in più rispetto alla stima del marzo scorso.

Sulla base dei nuovi dati, nel 2024 il Pil in volume è aumentato dell’1,1%, con una revisione positiva di 0,3 punti percentuali.

Nel 2025 gli investimenti fissi lordi sono aumentati in volume del 3,9%, i consumi finali nazionali dell’1,0%, le esportazioni di beni e servizi dell’1,7% e le importazioni del 4,2%.

Il valore aggiunto in volume nel 2025 è aumentato dello 0,8% nel settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca, dello 0,4% nell’industria in senso stretto, del 2,6% nelle costruzioni e dello 0,3% nel terziario.

L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari nel 2025 a -3,1% (era -3,4% nel 2024).

Il saldo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi) è risultato pari a +0,8% del Pil (era +0,5% l’anno precedente).

Nel 2025 l’economia italiana ha registrato una crescita del Pil in volume dello 0,6%.

Allo sviluppo ha contribuito la domanda nazionale al netto delle scorte (per +1,6 punti percentuali) mentre la domanda estera netta ha presentato un apporto negativo (per -0,7 punti), così come la variazione delle scorte (per -0,3 punti).

Il valore aggiunto ha registrato una crescita in tutti i settori: 0,8% per l’agricoltura, 0,4% per l’industria in senso stretto, 2,6% per le costruzioni e 0,3% per i servizi.

Contestualmente si è osservata un’espansione anche dell’input di lavoro e dei redditi da lavoro dipendente.

Il rapporto tra indebitamento delle Amministrazioni pubbliche e Pil (-3,1%) è rimasto invariato rispetto alle stime di aprile scorso.

Si conferma il saldo primario, passato dallo +0,5% del 2024 allo +0,8%.

La pressione fiscale si è portata a 42,9% del Pil, in crescita di 0,7 punti percentuali rispetto al 2024.

La spesa per interessi è cresciuta del 2,0%, in rallentamento rispetto all’anno precedente.

IL CONTO ECONOMICO DELLE RISORSE E DEGLI IMPIEGHI (PIL E LE SUE COMPONENTI)

Nel 2025 il Pil ai prezzi di mercato è stimato pari a 2.265.003 milioni di euro correnti, con un aumento del 2,5% rispetto all’anno precedente.

Il Pil in volume è cresciuto dello 0,6%.

La crescita del Pil in volume si è associata a un aumento del 4,2% delle importazioni di beni e servizi; nel complesso, le risorse di beni e servizi disponibili sono cresciute dell’1,4%.

Dal lato degli impieghi si sono registrati incrementi dell’1,0% per i consumi finali nazionali, del 3,9% per gli investimenti fissi lordi e dell’1,7% per le esportazioni di beni e servizi.

Nel 2025 la spesa per consumi finali delle famiglie residenti è cresciuta, in volume, dell’1,2%.

Nell’ambito dei consumi finali interni, la componente dei servizi è salita dell’1,3% e quella dei beni dell’1,0%.

Gli incrementi più significativi si sono rilevati nelle seguenti funzioni di consumo: spese per informazione e comunicazioni (+3,0%), per servizi assicurativi e finanziari (+2,8%) e per mobili, elettrodomestici e manutenzione della casa (+2,6%).

Si registrano invece variazioni negative nelle spese per istruzione (-3,4%) e per servizi sanitari (-2,5%).

Gli investimenti fissi lordi hanno segnato un incremento, in volume, del 3,9%.

La componente delle costruzioni è salita del 3,7%, quella delle macchine e attrezzature del 2,9%, quella dei mezzi di trasporto del 10,4% e quella dei prodotti della proprietà intellettuale del 3,4%.

In termini di contributi alla crescita del Pil, la domanda nazionale al netto delle scorte ha fornito un apporto positivo di 1,6 punti percentuali (di cui +0,8 punti attribuibili ai consumi finali nazionali e +0,8 punti agli investimenti fissi lordi e oggetti di valore); d’altra parte, è stato negativo il contributo alla crescita del Pil della domanda estera netta (-0,7 punti percentuali) e delle scorte (-0,3 punti).

Nel 2025 il deflatore del Pil è aumentato dell’1,8%: in crescita il deflatore della spesa delle famiglie residenti (+1,5%) e, benché in rallentamento, quello degli investimenti (+0,5%).

Inoltre, si è registrato un miglioramento della ragione di scambio con l’estero, risultante da una crescita del deflatore delle esportazioni di beni e servizi (+0,7%) e da una riduzione di quello delle importazioni (-0,7%).

VALORE AGGIUNTO, REDDITI E OCCUPAZIONE

Nel 2025 il valore aggiunto in volume ha segnato una crescita dello 0,5%, a sintesi di aumenti dello 0,8% nell’agricoltura, silvicoltura e pesca, dello 0,4% nell’industria in senso stretto, del 2,6% nelle costruzioni e dello 0,3% nei servizi.

Nell’ambito del terziario si evidenziano incrementi del valore aggiunto nel comparto dei servizi di informazione e comunicazione (+1,3%), del commercio (+1,0%) e delle attività professionali, scientifiche e tecniche, amministrative e servizi di supporto (+0,9%).

Nel 2025 le unità di lavoro (ULA) sono aumentate dell’1,2%, a sintesi di una crescita dell’1,0% delle unità di lavoro dipendenti e dell’1,8% di quelle indipendenti.

I redditi da lavoro dipendente sono aumentati del 3,9% e le retribuzioni lorde del 3,6%.

Queste ultime hanno registrato una crescita dell’1,0% nel settore agricolo, del 2,5% nell’industria in senso stretto, del 6,8% nelle costruzioni e del 3,8% nei servizi.

Le retribuzioni lorde per ULA dipendente sono aumentate del 2,6% per il complesso dell’economia, quale risultante di incrementi nell’industria in senso stretto (+3,4%), nelle costruzioni (+4,8%) e nei servizi (+2,4%) e di un calo nell’agricoltura, silvicoltura e pesca (-1,4%).

INDEBITAMENTO NETTO E SALDO PRIMARIO DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

Sulla base delle informazioni aggiornate, l’indebitamento netto delle AP in rapporto al Pil è stato pari nel 2025 a -3,1% (-3,4% l’anno precedente).

Il valore dell’indebitamento è di -69.736 milioni di euro, in miglioramento per circa 5,1 miliardi rispetto all’anno precedente.

Il saldo primario (indebitamento netto al netto della spesa per interessi) è stato positivo e pari a 17.422 milioni di euro, con un’incidenza sul Pil dello +0,8% (+0,5% nel 2024); il saldo di parte corrente (risparmio o disavanzo delle AP) è stimato pari a 50.358 milioni di euro, in miglioramento rispetto a quello registrato nel 2024, pari a 36.692 milioni.

Tale risultato è dipeso da una crescita di circa 42,4 miliardi di euro delle entrate correnti, superiore a quella delle uscite correnti (pari a circa 28,8 miliardi).

ENTRATE E USCITE DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

Nel 2025 le entrate totali delle Amministrazioni pubbliche sono aumentate del 4,9% rispetto all’anno precedente.

L’incidenza sul Pil è stata pari al 48,0%.

Le entrate correnti hanno registrato una crescita del 4,1%, attestandosi al 47,3% del Pil.

In particolare, le imposte dirette sono aumentate dello 0,7%, a sintesi di un calo dell’IRPEF e di una crescita dell’IRES e delle imposte sostitutive.

In aumento anche le imposte indirette, in crescita del 2,3% imputabile ad aumenti significativi dell’IVA e delle imposte sul gas.

Sono risultati in aumento rispetto al 2024 anche i contributi sociali (+10,0%), per effetto della cessazione degli esoneri sulla quota dei contributi a carico dei lavoratori dipendenti, la produzione vendibile e per uso proprio (+3,5%) e le altre entrate correnti (+7,3%).

L’aumento delle entrate in conto capitale (+104,7%) è stato generato principalmente dai contributi a fondo perduto dell’Unione europea relativi al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) a fronte degli investimenti realizzati.

La pressione fiscale complessiva (ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil) è risultata in crescita e pari al 42,9% (era 42,2% nel 2024), a seguito di un aumento delle entrate fiscali e contributive (+4,1%), superiore rispetto a quello del Pil a prezzi correnti (+2,5%).

Nel 2025, le uscite totali delle Amministrazioni pubbliche sono salite del 4,1% rispetto al 2024 e in rapporto al Pil sono risultate pari al 51,1%.

Al loro interno, le uscite correnti sono aumentate del 2,9%, principalmente per effetto delle prestazioni sociali in denaro (+3,0%), dei redditi da lavoro dipendente (+2,9%), della spesa per interessi (+2,0%, era +9,9% nel 2024) e delle altre uscite correnti (+2,3%).

La crescita delle prestazioni sociali in denaro è dovuta all’incremento della spesa per pensioni e rendite e per le altre prestazioni sociali in denaro.

Le uscite in conto capitale sono stimate in aumento (+14,1%), a causa della sostenuta crescita dei contributi agli investimenti (+22,8%), degli investimenti (+10,9%) e delle altre uscite in conto capitale (+12,4%).

REVISIONI DELLE STIME DEL PIL PER IL PERIODO 2010-2025

Oltre alle revisioni ordinarie per il biennio 2024-2025, le nuove stime incorporano, per il periodo 2010-2025, anche innovazioni di metodo e fonti utilizzate per rispondere alle riserve poste da Eurostat a tutti i paesi membri per la determinazione dei dati relativi al reddito nazionale lordo (RNL), relative alla verifica della corretta misurazione di specifiche attività economiche secondo i criteri definiti dai regolamenti comunitari.

Il RNL è un indicatore esaustivo delle prestazioni economiche complessive di un paese e riflette il reddito totale percepito dagli operatori residenti (famiglie, imprese e istituzioni pubbliche e private) di un paese, indipendentemente dal fatto che le attività si svolgano sul territorio nazionale o all’estero.

I dati sul RNL rivestono un ruolo fondamentale nella determinazione dei contributi dei paesi membri al bilancio dell’Unione europea.

Sulla base dei RNL, l’Ue può garantire che i paesi membri contribuiscano in modo equo in base alla loro capacità economica (risorse proprie), tenendo conto sia dei flussi di reddito interni sia di quelli transfrontalieri.

Nel corso del tempo, le risorse proprie basate sul RNL sono diventate la principale fonte di entrate per il bilancio dell’Ue.

Le riserve poste da Eurostat aprono un ciclo di verifica del RNL, in cui Eurostat determinerà la correttezza delle metodologie applicate da tutti i paesi.

In caso di soddisfacimento dei requisiti statistico-metodologici richiesti al fine di garantire la comparabilità, l’affidabilità e la completezza delle stime, Eurostat potrà eventualmente sciogliere le riserve stesse.

Le riserve trasversali, ossia comuni a tutti i paesi dell’Unione europea, che hanno determinato la revisione delle stime qui presentate riguardano rispettivamente:

  1. la misurazione della produzione di energia elettrica realizzata dalle famiglie;
  2. la valutazione delle transazioni economiche degli operatori commerciali non residenti che si identificano come soggetti ai fini IVA in un Paese dell’Unione europea (Non-Resident VAT Traders, NR-VATT).

Per quanto concerne la produzione di energia elettrica delle famiglie da fonti rinnovabili, il nuovo approccio metodologico ha consentito di distinguere l’energia immessa in rete da quella autoconsumata, nonché di identificare i costi sostenuti dalle famiglie per l’attività di produzione e gli incentivi pubblici da esse ricevuti.

Ciò ha permesso di valorizzare in modo più accurato ed esaustivo la produzione e di migliorare la stima del valore aggiunto e del risultato lordo di gestione generati dalle famiglie nell’ambito di tale attività economica.

Gli aggiustamenti effettuati per il trattamento dei flussi attivati da soggetti IVA non residenti (NR-VATT) che operano sul territorio nazionale come emanazione di imprese estere, coinvolte in servizi di lavorazione e/o attività commerciali, hanno generato una revisione delle importazioni e delle esportazioni.

La correzione dei flussi è stata effettuata utilizzando tutte le fonti disponibili: dichiarazioni IVA; dati di bilancio dell’impresa residente appartenente allo stesso gruppo multinazionale; e dati di commercio estero.

Questa nuova metodologia ha comportato una significativa revisione al ribasso delle importazioni e delle esportazioni di beni, e un modesto aumento delle esportazioni di servizi di lavorazione.

La correzione delle stime relative agli operatori IVA non residenti ha consentito di migliorare la rappresentazione statistica dei flussi con l’estero, rendendola maggiormente coerente con la reale natura economica delle transazioni sottostanti.

Altre modifiche della serie storica non dovute alle riserve, di impatto complessivamente limitato, hanno riguardato il valore aggiunto dei produttori di mercato, rivisto per il 2021-2023 a seguito di alcuni aggiornamenti delle fonti di dati utilizzate nel processo di stima, ivi incluse le informazioni relative ad alcune squadre di calcio.

Per quanto riguarda le misure di volume, sono state introdotte importanti innovazioni relative ai metodi di stima delle imposte sui prodotti, in particolare delle accise gravanti sui prodotti energetici e sui tabacchi e dell’imposta di soggiorno.

Per le Amministrazioni pubbliche sono stati aggiornati i deflatori dei beni di investimento, con conseguente revisione della serie degli ammortamenti che entrano nel calcolo del valore aggiunto del settore.

Ha avuto poi un impatto ridotto sul Pil, la modifica derivante dall’inclusione nei conti delle Amministrazioni pubbliche degli enti nuovi entrati nella Lista S.13.

Tali revisioni non hanno modificato in maniera sostanziale i saldi e i rapporti caratteristici di finanza pubblica nella serie storica.

Si ricorda inoltre che per il 2024 e il 2025 sono intervenute anche revisioni ordinarie per tenere conto delle informazioni acquisite successivamente alla stima pubblicata lo scorso marzo.

Le serie storiche ricostruite dal 2010 sono disponibili sulla banca dati IstatData.

Nei Prospetti 6, 7 e 8 sono presentate le revisioni del Conto economico delle risorse e degli impieghi e del valore aggiunto per gli anni 2024 e 2025, determinate sia dai cambiamenti di fonte e metodi.

La versione diffusa considera, in particolare, per i conti relativi al 2024 l’insieme delle informazioni sui risultati economici delle imprese (tratte dal registro statistico Frame-SBS) in versione definitiva.

Nel prospetto 12 sono evidenziate le revisioni delle stime del conto delle Amministrazioni pubbliche, rispetto a quelle contenute nella Notifica alla Ue del deficit e del debito pubblico del 21 aprile 2026.

Per il 2024, la nuova stima ha implicato una revisione del Pil ai prezzi di mercato di 8.564 milioni di euro correnti; ne è derivata una revisione di 0,4 punti percentuali del tasso di crescita.

Per il 2025, il Pil a prezzi correnti è stato rivisto al rialzo di 6.954 milioni di euro e il tasso di variazione rispetto all’anno precedente ha subìto una revisione al rialzo di 0,1 punti percentuali.

Per il 2024, il tasso di crescita del Pil in volume è ora pari all’1,1%, mentre era risultato dello 0,8% nella versione di marzo 2026.

La revisione degli aggregati ha determinato una modifica dei tassi di crescita delle componenti.

In particolare, i consumi delle famiglie hanno registrato un aumento dell’1,4% (era +1,2% nella edizione precedente) e i consumi delle AP dell’1,3% (era +1,5%).

Il tasso di crescita degli investimenti fissi lordi è stato pari al -2,7% (-3,1% la stima di marzo scorso).

Per l’anno 2025, il tasso di crescita del Pil in volume è stato rivisto di 0,1 punti percentuali rispetto alla stima di marzo (da +0,5 a +0,6%).

Dal lato della domanda, si è registrata una revisione al rialzo della spesa delle famiglie (da +1,0 a +1,2%) e degli investimenti fissi lordi (da +3,5 a +3,9%).

Per quanto concerne il commercio estero, sia per le esportazioni (da +1,2 a +1,7%) sia per le importazioni (da +3,6 a +4,2%) si è osservata una revisione al rialzo rispetto alla stima del marzo scorso.

In volume, le nuove stime per il 2024 hanno comportato una revisione del valore aggiunto complessivo pari a 0,3 punti percentuali: al rialzo per agricoltura, silvicoltura e pesca (+0,8 punti percentuali) e costruzioni (+3,8 punti), al ribasso l’industria in senso stretto (-0,1 punti).

Nei servizi, revisioni al rialzo si sono registrate per commercio, trasporto e magazzinaggio, alloggio e ristorazione (+0,3 punti), servizi di informazione e comunicazione (+0,6 punti), attività finanziarie e assicurative (+0,2 punti) e attività professionali (+0,9 punti).

Per il 2025 la stima del valore aggiunto è rimasta sostanzialmente invariata (+0,1 punti percentuali di revisione).

A livello settoriale, modifiche al ribasso hanno interessato le attività immobiliari (-0,2 punti) e le attività artistiche, di intrattenimento e divertimento, riparazione di beni e servizi per la casa (-0,3 punti).

Revisioni al rialzo si sono registrate per agricoltura, silvicoltura e pesca (+0,9 punti), costruzioni (+0,2 punti), industria in senso stretto (+0,1 punti), attività dei servizi di informazione e comunicazione (+0,2 punti), attività finanziarie e assicurative (+0,1 punti), attività professionali (+0,2 punti) e per il comparto AP, difesa, istruzione, salute e servizi sociali (+0,1 punti).

REVISIONI DELLE STIME DELL’INDEBITAMENTO NETTO DELLE AP PER IL TRIENNIO 2023-2025

Le stime del conto delle Amministrazioni pubbliche per gli anni 2023-2025 sono state riviste a seguito del normale processo di consolidamento delle informazioni di base.

Le nuove informazioni hanno lasciato invariato, per tutti gli anni interessati dalla revisione, il valore del rapporto deficit/Pil rispetto alle stime di aprile scorso.

Per il 2023 sono state riviste al rialzo le entrate (+378 milioni) e al ribasso le uscite (-523 milioni).

La revisione delle entrate è attribuibile alle entrate in conto capitale (+225 milioni) e alle altre entrate correnti (+153 milioni).

Le uscite correnti sono state riviste al ribasso per 911 milioni, mentre quelle in conto capitale al rialzo per 388 milioni.

Nel 2024 le entrate totali sono state rettificate al rialzo per 1.125 milioni e le uscite per 2.181 milioni.

Sono state riviste al rialzo le entrate correnti (+996 milioni) e le entrate in conto capitale (+129 milioni), così come le uscite correnti (+522 milioni) e in conto capitale (+1.659 milioni).

Per il 2025 la revisione è stata al rialzo sia per le entrate, 1.991 milioni, sia per le uscite, 2.346 milioni, con un peggioramento della stima dell’indebitamento netto di -355 milioni.

Per le entrate le revisioni sono imputabili a rettifiche nella stima della produzione vendibile e per uso proprio (+1.758 milioni), delle altre entrate correnti (+538 milioni) e delle entrate in conto capitale (+536 milioni).

Queste revisioni al rialzo sono state in parte compensate da quelle al ribasso delle imposte (-794 milioni), in particolare quelle indirette sull’energia, e dei contributi sociali (-47 milioni).

La revisione delle uscite correnti è risultata di -142 milioni, a sintesi di rettifiche positive per le altre uscite correnti di +1.271 milioni e negative per tutte le altre poste.

Le uscite in conto capitale sono state riviste al rialzo (+2.488 milioni), principalmente per gli investimenti.

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