“La crescita del rapporto tra spesa per pensioni e PIL accelera fino a raggiungere il valore di 17,1 per cento nel 2041, livello sul quale si mantiene per il successivo triennio”.
È quanto si legge nel rapporto della Ragioneria di Stato sulle previsioni di spesa in rapporto al PIL di medio e lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario.
Negli anni dal 2019 al 2022, il rapporto ha raggiunto il 16,9 per cento nel 2020, si è ridotto nei due seguenti, poi alla fine del biennio 2023-2024, tenuto anche conto dell’elevato livello dell’indicizzazione (connesso al significativo incremento del tasso di inflazione registrato a partire dalla fine del 2021 fino al 2023), la spesa pensionistica è aumentata portandosi al 15,3 per cento.
“Tale dinamica è ascrivibile principalmente all’aumento del numero di pensioni rispetto a quello degli occupati, indotto dalla transizione demografica collegata all’ingresso in quiescenza delle generazioni del baby boom, solo parzialmente compensato dall’innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento e dall’effetto del contenimento degli importi pensionistici esercitato dalla graduale applicazione del sistema di calcolo contributivo sull’intera vita lavorativa.
Dal 2045 in poi il rapporto tra spesa pensionistica e PIL è previsto decrescere progressivamente con intensità diverse portandosi al 16,2 per cento nel 2050 e al 14,0 per cento nel 2070.
La rapida riduzione del rapporto fra spesa pensionistica e PIL nel ventennio successivo al picco è determinata dall’applicazione generalizzata del calcolo contributivo che si accompagna alla stabilizzazione, e successiva inversione di tendenza, del rapporto fra numero di pensioni e numero di occupati.
Tale andamento risente sia della progressiva uscita delle generazioni del baby boom, sia dell’adeguamento automatico dei requisiti minimi di pensionamento in funzione della speranza di vita”.








