Il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, in una intervista a La Stampa, avverte che “in primavera potrebbe esserci una recrudescenza del virus, anche se non così forte. Per evitarla, in teoria, dovremmo avere almeno 8 milioni di persone già vaccinate. La verità è che saranno ancora i nostri comportamenti a fare la differenza”. E aggiunge: “L’arrivo dei vaccini sarà un momento importante, anche se io aspetto la validazione dell’Ema. L’Italia ha un diritto di prelazione sul 13,5% delle dosi acquistate dall’Europa, ma vaccinare un milione e mezzo di persone a gennaio, comunque, non sarà risolutivo”.
E conferma che il vaccino non sarà obbligatorio: “Penso che non servirà, se non per alcune categorie più esposte, come quella degli operatori sanitari. Non possiamo nemmeno permettere di far entrare ancora il virus nelle Rsa. La protezione di gregge si raggiunge intorno al 70% di vaccinati, ma di questa percentuale a noi interessano soprattutto gli over 65, che sono 14 milioni”. Ma per questi ultimi “nessun obbligo. Vediamo come procede l’adesione alla campagna vaccinale in questi primi mesi. Dopo tutto quello che abbiamo passato, credo che ci sarà una corsa alla vaccinazione”.
Quando potremo tornare alla normalità? “Se arriveranno 20 milioni di dosi in 6 mesi, vorrà dire che potremo vaccinare 10 milioni di italiani, la metà, perché per ogni dose di vaccino va fatto un richiamo. Credo che solo a ottobre avremo dei numeri sufficientemente alti”. Questo vuol dire che ci aspetta un’altra estate a rischio…. “L’Europa si dovrà attrezzare. Si potrebbe avere un’anagrafe vaccinale finalmente funzionante, che riconosca chi ha fatto il vaccino e preveda misure di precauzione diverse a seconda dei casi”.
E torna sul presente; “Se non si seguono le regole di distanziamento e non si utilizzano i dispositivi di prevenzione, la curva si rialza inesorabilmente. Dobbiamo tutti capire che oggi il sistema sanitario ha 60 milioni di dipendenti: conta su ognuno di noi per limitare la circolazione del virus”.
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