“I partiti sono presi tra due fuochi”, analizza sulle colonne di Domani il politologo Piero Ignazi, secondo cui “da un lato una platea sconfinata che ne parla malissimo e li considera quasi peggio del Covid-19, dall’altro le vedove inconsolabili di un tempo che fu, di quanto erano belli e forti un tempo”, ovvero “due sentimenti opposti ma convergenti su un punto: i partiti sono ormai alla deriva, incapaci di rappresentare gli orientamenti dell’elettorato e di agire responsabilmente ed efficacemente”.
Secondo l’opinionista, “per questo è sceso un salvatore dagli empirei europei: la scena nazionale non aveva nulla di decente da offrire. Eppure. Eppure, il giustamente osannato presidente della Repubblica, Sergio Mattarella è un prodotto purissimo della politica partitica”, tant’è che “il suo curriculum è tutto intessuto di attività e di cariche politiche fino alla nomina alla Corte costituzionale, e poi alla presidenza”.
Ma “la politica è parte integrante della vita pubblica”, osserva Ignazi, e “per rimare nel campo dei sistemi democratici, le elezioni per le assemblee legislative, di ogni livello, sono ‘organizzate’ dai partiti”, cioè sono loro “a predisporre le liste di candidati, soprattutto dove si vota con sistemi elettorali proporzionali, questo vale anche dove vigono sistemi maggioritari uninominali”, quindi “ne consegue che sono i partiti, attraverso i loro gruppi parlamentari, a definire le agende dei lavori delle camere e nelle altre assemblee subnazionali”.
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