Un’agenzia europea per prevenire i rischi naturali e gestire le ricostruzioni. E la proposta lanciata da Pier Luigi Biondi, Sindaco de L’Aquila, in un colloquio con «Il Tempo».
Sindaco Biondi, purtroppo L’Aquila conosce bene il peso delle calamità naturali. Come commenta i fatti di Ischia?
«Ancora una volta, a distanza di poco più di due mesi dall’alluvione che ha colpito la regione Marche, la Nazione si trova a pregare di fronte alle immagini della natura distruttrice e a recriminare sulla mancata prevenzione, sulla fragilità dei territori, sulle inadeguate manutenzioni del territorio, su ciò che poteva essere fatto per scongiurare la tragedia.
Qui all’Aquila, lo sappiamo bene, così come lo sanno bene l’Abruzzo, l’Emilia Romagna e le regioni del Centro Italia colpite dal sisma. E si potrebbe andare indietro nel tempo per raccontare altre storie, coprendo ogni angolo del Paese in cui, negli ultimi 50 anni, sono stati spesi oltre 150 miliardi in opere di ricostruzione solo a seguito di terremoti».
Esistono nuove soluzioni per fronteggiare le nostre emergenze?
«La nascita di una Agenzia europea deputata alla prevenzione dei rischi naturali e alla gestione dei processi di ricostruzione non è più procrastinabile: si può partire dall’esperienza dell’Aquila, capitale delle città media italiane, paradigma di luoghi vulnerabili ed esposti ai rischi.
Mentre si scava tra le macerie o nel fango a Ischia, oggi come in passato, tomo a sollecitare un intervento strutturale del Governo.
Affinché l’emergenza non diventi essa stessa una condizione di normalità. Ma, superata l’emergenza, possa entrare in campo una struttura già organizzata, con una governance chiara, con delle norme specifiche, che possa intervenire nella ricostruzione con la stessa efficacia con cui la Protezione Civile interviene in emergenza.
L’occasione del Piano nazionale di ripresa e resilienza ci consente già qui, dall’Aquila, di immaginare un soggetto giuridico, operativo, che produca competenze, un sistema di regole adeguate sulla prevenzione e sulle ricostruzioni, così come uno schema più efficace per la risoluzione di calamità.
Grazie a 20milioni di euro, individuati proprio in seno al fondo complementare al Pnrr per le aree colpite dal sisma 2009 e 2016, nel capoluogo d’Abruzzo nascerà una sede della Scuola nazionale della pubblica amministrazione (Sna) che, partendo dalle competenze dei tecnici che stanno intervenendo efficacemente in questa terra, possa formare tanti altri professionisti chiamati a operare in scenari successivi a eventi calamitosi».
Perché la sua città può rappresentare un «modello»?
«Può esserlo per diverse ragioni: per l’imponente macchina di aiuti, per la lungimirante scelta di dedicare parte dei finanziamenti della ricostruzione ad azioni di tenuta sociale e rilancio economico. Per la creazione di Uffici speciali dedicati specificamente e unicamente alla rinascita dei territori, per le professioni che attraverso
L’Aquila hanno maturato competenze specifiche. Con la sede della Sna, saremo in grado di cristallizzare la nostra esperienza e di metterla a disposizione. Come già stiamo facendo, peraltro. La gestione delle calamità sembra ancora troppo «emergenziale».
Non esiste ancora, nonostante il primo terremoto in epoca moderna che ha colpito un capoluogo di regione, radendo al suolo quasi per intero la sua provincia, un testo unico per le ricostruzioni. In ogni caso qui abbiamo ricostruito e stiamo ricostruendo, qui abbiamo un modello da mettere a disposizione della comunità nazionale, realizzato in maniera empirica sul campo, con rabbia e fatica, emendando e rammendando norme talvolta inesistenti e contraddittorie.
Eppure dopo di noi, si è voluto scientemente iniziare da capo ogni volta, non riuscendo a cogliere le tante luci della ricostruzione dell’Aquila e, ancor peggio, non provando a schivare gli elementi di criticità. Abbiamo un patrimonio di conoscenza e capacità che può intervenire prima e dopo. Abbiamo ricevuto tanto dal Paese. Siamo pronti a restituire».
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