«È cominciato con un problema: la pandemia, che provocava uno shock simmetrico per tutta l’UE, ma con effetti asimmetrici su economie strutturalmente diverse e già provate dalla crisi finanziaria. Dal problema è nata un’idea: che un grande sforzo di solidarietà potesse permettere di diminuire le divergenze, non nel solo interesse dei beneficiari, ma di tutti». Scrive così su InPiù.net Riccardo Perissich, docente di Politica economica della LUISS.
«L’idea è diventata un progetto che, superando ostacoli di vario tipo, si è trasformato in programma: il Next Generation EU, cioè la possibilità per l’UE di andare sul mercato e raccogliere ingenti risorse per finanziare grandi programmi di rilancio e di trasformazione strutturale dei singoli paesi».
«Ora il programma è operativo. Il Consiglio dell’UE ha approvato i programmi nazionali di 12 Paesi, fra cui tutti i maggiori e anche l’Italia. Ora il treno può partire e si vedrà se l’Europa e i singoli paesi saranno in pratica capaci di rispondere alla sfida. Dal successo di questa operazione dipendono molte cose; in un certo senso il futuro stesso dell’Unione. Persino un paese normalmente distratto come il nostro è ormai consapevole che molto dipende da noi. Siamo, con quasi 200 miliardi, il principale beneficiario di tutta l’operazione», continua Perissich.
«L’Italia è la terza economia dell’UE, ma fra le maggiori anche quella con la più bassa produttività, la più bassa crescita negli ultimi decenni e i più gravi problemi strutturali. Per una volta non è vuota retorica dire che la partita si gioca in gran parte qui. Il programma elaborato dal Governo, che ora è formalmente approvato dall’UE, è ambizioso ma realista. Trasformarlo in realtà dipende da ognuno di noi».








