Mario Deaglio sulla Stampa commenta lo stato dei conti pubblici italiani (e non solo) e invita a pensare a una nuova Europa: “L’apertura della procedura d’infrazione – non solo contro l’Italia ma contro sette paesi membri, la cui popolazione è pari a circa il 40 per cento del totale dell’Unione Europea – è sicuramente un atto dovuto: non particolarmente anti-italiano, anche se l’Italia presenta il deficit maggiore e il secondo maggior debito rispetto al Pil.
Pur non richiedendo all’Italia misure di particolare urgenza per i prossimi due anni – scrive l’editorialista – ciò che appare indispensabile è un netto cambiamento di condotta da parte del governo. Turare le falle implica dare il via a una serie di interventi selettivi, ben diversi dalla sussistenza: investimenti scelti con cura con lo sguardo al nostro futuro di lungo periodo. Se l’Italia appare come il paese più vulnerabile, in realtà il problema è all’incirca uguale in tutta Europa: pur con gradi diversi di gravità, il virus è il medesimo. Le nuove istituzioni europee non possono permettersi di lanciare semplicemente ammonimenti o di applicare sanzioni del passato; il ‘gioco delle poltrone’ che si sta giocando in questi giorni a Bruxelles deve dar vita a istituzioni nuove, nel senso di un cambiamento di strutture e competenze.
La nuova Europa dovrebbe, in primo luogo, conferire maggiori poteri alla Bce, analoghi a quelli dei quali è dotata la Fed negli Stati Uniti: da un mercato europeo unico dei capitali, probabilmente con un maggiore accentramento nei controlli, alla possibilità di creare moneta, come si è fatto, con buoni risultati, durante il periodo del Covid. A questa concentrazione di carattere finanziario – osserva Deaglio – dovrebbe far riscontro una concentrazione di poteri a livello europeo, ossia nelle istituzioni che sono fresche di rinnovo.
Tale concentrazione potrebbe partire – vista la situazione geopolitica, che ci tocca molto da vicino- dalla difesa (il progetto di un vero esercito europeo è ancora molto lontano, ma ci si può arrivare gradualmente, cominciando da una standardizzazione e da un maggior coordinamento degli armamenti) e comprendere alcuni meccanismi sociali che riguardano il ‘welfare state’, anche in questo caso con avvicinamenti graduali, i sistemi di istruzione e quelli pensionistici”.
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