“La via per fermare i barconi è in primis quella di far intraprendere un percorso di crescita sostenibile all’Africa con azioni credibili e di impatto locale, che coinvolgano le nostre imprese e le nostre università”.
Lo sostiene Guido Saracco rettore del Politecnico di Torino secondo cui, “mosse da uno spirito di condivisione di conoscenze e valori ben più rispettoso del colonialismo estrattivo del secolo scorso, le nostre università potrebbero insediarsi in Africa per formare la classe dirigente di quei paesi perché seguano un percorso di sviluppo rispettoso delle risorse naturali.
Ma perché l’Africa? Se la globalizzazione ed il progresso tecnologico hanno portato a ridurre la povertà nel mondo e ad aumentare la vita media, le vaccinazioni e la scolarità, questo non è il caso dell’Africa sub-sahariana dove da inizio secolo sono aumentati di 100 milioni i poveri assoluti (meno di 2 US$ di reddito al giorno), per raggiungere oramai i 600 milioni di individui.
Siccome oggi uno smartphone non è negato quasi a nessuno – sottolinea – gli africani sanno perfettamente quanto migliori siano le condizioni di vita da noi.
Per far ripartire la nostra economia servono nuovi portatori di competenze.
Un problema largamente sottostimato nel nostro paese è quello della denatalità.
Quanto agli arrivi soffriamo di una immigrazione di bassa scolarità che non cambierà le sorti della nostra economia.
L’Italia ha il più alto fertility gap, ossia la differenza tra i figli che si vorrebbero e che si hanno, e vede troppi degli studenti che forma andare a lavorare all’estero.
Dobbiamo però anche avviare politiche di immigrazione diverse. Ad esempio il Canada, con soli 38 milioni di abitanti, programma l’arrivo di 1,5 milioni di immigrati nei prossimi tre anni e ha il 9° Pil mondiale, avendo noi oggi l’8°, una volta il 5°.
Occorre investire nell’accoglienza e nella formazione di chi arriva, come pure promuovere l’attrazione di studenti stranieri nei nostri atenei.
Una inversione di tendenza nella natalità pagherà tra vent’anni, un migrante o uno studente straniero che arriva da noi e viene formato alle nostre competenze e valori – conclude Saracco – oggi può invece dare un contributo immediato alla inversione della rotta della barca traballante della nostra economia”.
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