Quest’anno il governo Meloni prevede nella Nadef una crescita dello 0,8% e programma un obiettivo dell’1,2 nel 2024. Il quadro macroeconomico è stato validato dall’Upb, che ha comunque evidenziato come per il prossimo anno 4 stime sulle 5 che compongono il panel su cui si basa l’esercizio di validazione si situano sotto la previsione governativa (tra 0,9 e 1,1%). Diversi previsori sono più pessimisti. Ad esempio, le stime appena diffuse del Fondo monetario internazionale quantificano l’aumento del Pil nello 0,7% in entrambi gli anni.
La previsione governativa della Nadef poggia sull’ipotesi che l’economia sia tornata dallo scorso trimestre (luglio-settembre) su un sentiero di crescita moderata (circa 0,3%) e che un simile ritmo medio di sviluppo si conservi nel periodo seguente, quando interverrebbe progressivamente anche il sostegno degli investimenti del Pnrr, se efficacemente realizzati (condizione chiave su cui insiste la validazione dell’Upb). A chi sta dando ragione la congiuntura? Gli indicatori più recenti sono nell’insieme ancora nel segno della debolezza.
Il lieve rialzo della produzione industriale ad agosto (0,2%) attenua, ma non risolve le difficoltà della manifattura esposta al rallentamento degli scambi mondiali (forse più forte di quello supposto nelle attuali previsioni) e all’impatto della stretta monetaria. Quest’ultima sta inducendo, insieme al ridimensionamento degli incentivi, una contrazione nel settore delle costruzioni. Nei servizi la tenuta di alcuni comparti, favorita dallo smobilizzo dei passati risparmi delle famiglie, potrebbe aver raggiunto un plateau: la fiducia nel settore, pur non crollando, mostra un arretramento.
In definitiva, non sembra emergere quel rafforzamento implicito nelle stime governative. Ciò in un quadro internazionale in cui i rischi di peggioramento, già incombenti per l’Upb nello scenario Nadef, si sono di colpo intensificati negli ultimi giorni con la guerra in Medio Oriente. Alla luce di questi sviluppi, la realizzazione degli obiettivi governativi appare sempre più un percorso in salita. Se il mutare dello scenario e l’acquisizione di più complete informazioni congiunturali risultassero in marcato contrasto con le ipotesi governative definite oltre un mese fa, potrebbe anche emergere la necessità di una revisione a breve della previsione (e quindi dei programmi) del governo.








