Forse ha ragione il ministro Giorgetti a dire che “è meglio restare con i vecchi vincoli del Patto di stabilità rispetto a una soluzione che va contro gli interessi dell’Italia”.
Ma quali sono gli interessi dell’Italia?
Secondo la grande maggioranza dei commentatori italiani, sembra che l’interesse dell’Italia sia quello di avere delle regole molto flessibili.
Non molti sembrano rendersi conto che la ragione per cui esistono le regole risiede in una considerazione che fu cruciale nei ragionamenti che portarono al Trattato di Maastricht e che è ancora del tutto attuale: spesso i mercati si muovono in ritardo rispetto agli eventi, ma quando iniziano a muoversi diventano una valanga che nessuno è in grado di fermare.
Le regole servono a far sì che i governi si accorgano dei problemi prima che intervenga la valanga dei mercati, li anticipino e abbiano quindi il tempo di mettere in atto le contromisure.
Si obietta che l’Europa ha bisogno di grandi investimenti, e questo è vero.
Ma è anche vero che nessuno è mai riuscito a dimostrare che il rischio di crisi finanziaria è diverso se all’origine del debito vi sono investimenti o spesa corrente.
Come ha suggerito Ursula von der Leyen, alcuni investimenti, come ad esempio quelli per la difesa, possono forse essere considerati come “relevant factors” di cui tenere conto nel valutare l’evoluzione del debito.
Ma, in vista del prossimo forse cruciale Ecofin dell’8 dicembre, è bene che sia chiaro a tutti i negoziatori che regole troppo flessibili non servono a nulla.
In sostanza, meglio restare senza regole che avere regole del tutto inutili.
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