Quattro proposte per la ripartenza delle Professioni

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Dopo 200 giorni da quando è nata la piattaforma digitale www.ripartelitalia.it e il relativo think tank magazine, l’Osservatorio Riparte l’Italia ha deciso di mettere insieme le idee e i suggerimenti di oltre 500 esponenti della società civile e di elaborare, sulla scia di tali considerazioni, 100 proposte per l’Italia, raccolte in un unico paper.

Vi proponiamo le nostre proposte divise per argomenti, in modo che sia più facile navigarle, consultarle e approfondirle, corredando le singole proposte con il testo del capitolo di riferimento presente nel Paper, scaricabile qui.

Le QUATTRO Proposte per le Professioni presentate dall’Osservatorio Riparte l’Italia:

  1. Tutelare il fondamentale ruolo delle libere professioni mediante misure di sostegno e rendendo più snelle le interlocuzioni con la pubblica amministrazione di riferimento
  2. Puntare sulla nascita di nuove figure professionali per rispondere ai bisogni emergenti soprattutto nel settore ICT
  3. Promuovere la formazione professionale continua sia nel settore tecnico sia nel campo delle professioni intellettuali
  4. Favorire la creazione di un ponte tra formazione e lavoro, con un occhio attento alle necessità manifestate dal mercato

Il mondo delle libere professioni è stato duramente colpito dagli effetti economici legati all’adozione delle misure volte a contrastare la Pandemia.

I professionisti sono attualmente più di 2,3 milioni e rappresentano una parte rilevante del mercato del lavoro italiano, contribuendo alla formazione del 14% del prodotto interno lordo. Di questi, i giovani professionisti under sono il 40%. Fabrizio Bontempo, presidente nazionale dell’Associazione giovani consulenti del lavoro, tra i promotori della protesta messa in campo dai giovani professionisti – architetti e assistenti sociali, avvocati e consulenti del lavoro, geometri e ingegneri, notai e periti industriali – a piazza Montecitorio a Roma nel luglio del 2020 commenta: «Per la prima volta, perché non è mai successo prima, i giovani professionisti scendono in piazza insieme.

Questa unione è la cosa che ci rende più felici in questo momento. E siamo uniti nel chiedere interventi di sostegno subito, altrimenti i giovani professionisti verranno spazzati via. Ma non vogliamo privilegi, solo pari dignità nelle misure di sostegno per l’emergenza coronavirus a partire dal contributo a fondo perduto». La manifestazione è finalizzata a presentare un “Manifesto con 5 richieste al Governo”».

Prosegue Bontempo: «Siamo cervelli che hanno deciso di restare in Italia, abbiamo studiato, ci siamo laureati, abbiamo fatto l’esame di Stato, abbiamo investito sulla nostra professione e adesso ci ritroviamo ad essere quelli a più a rischio tra i professionisti perché ancora non abbiamo le spalle solide e studi avviati e rischiamo di rientrare nel 20% dei colleghi che si cancelleranno dagli ordini da qui a due anni, secondo le analisi delle casse di previdenza» (10 luglio 2020).

La formulazione delle proposte per il rilancio del settore delle professioni ha visto, sovente, i professionisti di diverse aree e settori unirsi in uno sforzo comune.

Ad inizio giugno 2020 si sono tenuti gli «Stati generali delle professioni», in cui i 23 ordini professionali hanno fatto rilevare la necessità di agire. Mancata attenzione del governo nei provvedimenti di emergenza. «I temi li conosciamo tutti – ha detto Armando Zambrano, presidente del consiglio nazionale degli ingegneri e coordinatore della Rete delle professioni tecniche – sono quella semplificazione, della burocrazia, dell’incapacità di decidere. Se non ripartiamo dall’affrontare questi temi avremo grosse difficoltà. Il nostro documento – ha concluso – interviene proprio sul tema della sussidiarietà, perché i professionisti vogliono dare un contributo, senza di loro che hanno la conoscenza dei problemi immaginiamo cosa accadrebbe» (7 giugno 2020).

La contingente e urgente necessità di reagire ai rischi indotti dalla diffusione del virus Sars-CoV-2, secondo il paradigma della «ripartenza in sicurezza», ha determinato il sorgere di nuove figure professionali.

Si pensi alla proposta di una formazione di nuove e specifiche figure professionali, come gli Stewards di Controllo e Anti-contagio, effettuata dall’Agenzia per il Lavoro Tempor s.p.a. «La nostra proposta – spiega Francesco Gordiani AD dell’Agenzia per il Lavoro – prevede sei corsi di formazione professionale specifica per tali

profili». «Il nostro intento vista la difficoltà economica del momento – conclude Francesco Gordiani – è quello di fornire un supporto immediato, concreto e reale a imprese, lavoratori e utenti: tutti i corsi sono totalmente gratuiti per i soggetti in cerca di occupazione o che risultino disoccupati in conseguenza della pandemia. I corsi si rivolgono soprattutto alle aziende che vogliono formare anche il proprio personale dipendente» (25 maggio 2020).

Al di là delle particolari esigenze imposte dalla Pandemia, il mondo del lavoro sembra necessitare di un rinnovamento, nel segno dello sviluppo di nuove competenze e professionalità e di formazione di soggetti altamente specializzati, dunque in grado di rispondere ai bisogni posti dalla produzione.

Un report dell’Istat sulla digitalizzazione delle imprese, realizzato in occasione della prima edizione del Censimento permanente delle imprese (2019) e pubblicato nell’agosto del 2020 rivela che tra le realtà che hanno effettuato investimenti in tecnologie digitali nel triennio 2016-2018, o che prevedono di investire nel triennio 2019-2021, le mansioni con le migliori prospettive sembrano essere quelle tecnico-operative (incremento previsto nel 67,6% delle imprese, decremento previsto nel 20%). Il trend può indicare una domanda crescente di personale tecnico da parte delle imprese italiane. Seguono le mansioni manuali non specializzate, tipicamente routinarie (con un incremento previsto dal 61,3% e una diminuzione per il 27,6%) e le mansioni di interazione e comunicazione (+60,5%, -25%) messe anch’esse, in teoria, a rischio dalle nuove tecnologie.

Meno dinamiche appaiono in prospettiva le mansioni potenzialmente più creative. Quelle professionali specializzate si espanderanno per il 53,2% delle imprese e si contrarranno per il 32,6%. Maggiore turbolenza potrebbe invece investire le mansioni manuali specializzate, anche a causa della loro elevata eterogeneità: in crescita per il 49,1% delle imprese e in riduzione per il 42,4% (16 agosto 2020).

«La formazione professionale merita più attenzione da parte del Governo». Ad affermarlo è Paola Vacchina, presidente nazionale di Forma, l’associazione degli enti nazionali di formazione professionale, e consigliera del Cnel. «Il sistema della formazione professionale e degli Its merita la massima attenzione. In Italia non c’è abbastanza consapevolezza né si investe a sufficienza in questo settore.

I nostri enti, che sono in grave difficoltà per la pandemia, svolgono un ruolo sociale ed economico strategico nei diversi territori in cui operano. Occorre – ha continuato – dare attuazione alle indicazioni contenute nel piano-Colao dove si dice espressamente di Promuovere lo sviluppo di progetti di qualificazione professionale “di filiera” pubblico-privato, basati su alleanze tra agenzie formative, istituti tecnici, università ed imprese». «L’associazione Forma, nata nel 1999 su indicazione della Cei e promossa da Acli, Cisl, Cif, Coldiretti, Confap, Compagnia delle Opere, Confcooperative e Mcl – ha continuato la Presidente – cura la formazione di decine di migliaia di giovani.

L’Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), erede della formazione che sin dalla fine dell’Ottocento, ha sempre rappresentato uno dei punti di forza dell’economia italiana e deve essere sviluppata e portata ai livelli dei Paesi europei più avanzati. Il 69% dei diplomati IeFP, che è ordinamentale e complementare alla scuola secondaria di secondo grado – ha concluso – risulta occupato dopo il titolo anche grazie allo stretto rapporto tra gli enti di formazione e il sistema delle imprese. Ancora migliori i risultati degli Its che si rivolgono a ragazzi più grandi e rappresentano la formazione terziaria non accademica del nostro Paese, assolutamente sottodimensionata» (18 giugno 2020).

Una delle frontiere da conquistare è quella della Digital Fabrication. L’Istituto Numen ha sviluppato corsi di formazione riguardanti proprio l’area del Design 4.0: una scelta per formare i futuri designer 4.0 specializzati in progettazione e sviluppo di prodotti, con l’obiettivo di porre maggiore attenzione all’acquisizione delle competenze digitali attraverso l’utilizzo di software avanzati di modellazione 3D e di fabbricazione digitale. «Progettare – sottolinea Salvo Trovato, general manager di Istituto Numen – significa affrontare la complessità del processo creativo e di sviluppo, prendendo in esame l’intero ciclo di vita secondo logiche e modalità di consumo sostenibili. In questo senso il mondo della Digital Fabrication sta dando un contributo importante in questo particolare momento storico. Per questo i nostri nuovi corsi sono stati progettati per incrementare e consolidare le prospettive professionali, di coloro che considerano la competenza e l’aggiornamento un valore indispensabile per la propria professionalità».

Tra le nuove professioni, ad esempio, il Designer Accessories. Questa figura ha competenze di progettazione manuale, di pari passo con le innovative tecniche di prototipazione. Ha inoltre sviluppato una profonda sensibilità estetica e acquisito una solida cultura nell’ambito del Design degli accessori e della Digital Fabrication ed è in grado di affiancare le figure come il Product manager senior aziendale, gli stilisti e gli sviluppatori del prodotto in vari settori come per quello dei gioielli (31 agosto 2020).

«È sempre più spinta la necessità per le aziende di reperire sul mercato del lavoro figure professionali», come «i super tecnici Mits, che hanno ricevuto una solida formazione tecnica professionalizzante». Lo ha sottolineato il presidente del Malignani Istituto tecnico superiore (Mits) Gianpietro Benedetti, in occasione del «Mits day: diplomati ITS e imprese si raccontano», che ha avuto luogo a Udine nel settembre 2020. «I dati sull’istruzione in Italia – ha osservato la presidente di Confindustria Udine Anna Mareschi Danieli – mostrano quanto il nostro capitale umano sia ancora relativamente debole.

Abbiamo forti carenze in particolare sul livello di istruzione dopo il diploma. Il problema principale è l’assenza di una ‘seconda gamba’ professionalizzante. Serve un’offerta formativa terziaria che copra la domanda delle imprese, che ad oggi non risulta soddisfatta […] e un progetto nazionale che metta al centro il sistema di Istruzione tecnica in una logica di filiera, integrando Scuole, I.T.S. e Università, in una visione di lungo respiro» (15 settembre 2020).

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