Fino a pochi anni fa Consob si poneva come compito primario la tutela del risparmio in tutte le sue declinazioni: dai prodotti finanziari emessi da banche e assicurazioni, fino alle criptovalute.
Nel piano strategico 2013-2015, presidente Vegas, Consob riportava: “Potenziare la vigilanza sulle informazioni relative a emittenti di strumenti finanziari negoziati.
Rafforzare i presidi di vigilanza sugli emittenti a maggior rischio sistemico, da attuare attraverso un’analisi sistematica ed approfondita su tutti i soggetti.
Focalizzare i controlli sulle società di revisione di medio/grandi dimensioni.
Focalizzare su tutte le società l’analisi sistematica delle situazioni di conflitto di interessi e indirizzare l’attività di vigilanza sulla corporate governance”.
Nel piano strategico 2016-2018, sempre presidente Vegas, si inizia a vedere un timido cambiamento: “Favorire la diversificazione dei canali che alimentano il sistema finanziario nazionale al servizio di una crescita sostenibile del mercato dei capitali”.
Timido, perché subito dopo il piano strategico indica: “tutelare gli investitori riducendo il rischio di pratiche lesive”.
A parte la parentesi Nava, l’arrivo di Savona ha coinciso con un piano strategico 2019-2021 che ha avuto un’impostazione in linea con il passato, anche se, ovviamente adattata al mutamento dei mercati: “Rafforzare la fiducia dei risparmiatori e degli investitori mediante l’innalzamento della trasparenza e della correttezza informativa, la tempestività dell’azione di vigilanza”.
Giustamente la Consob ha sempre posto come primo obiettivo la tutela del risparmio: vigilare, vigilare e controllare.
Però, quando i controlli comportano costi e vincoli maggiori dei benefici, poi le imprese non vengono in Borsa o vanno da altre parti.
E infatti nel piano strategico 2022-2024 (aggiornato a dicembre 2023), presidente Savona, arriva come obiettivo «medio alto» la promozione dell’accesso al mercato.
Bomba! La Consob ora deve assumere anche un ruolo attivo a favore della competitività e della crescita, semplificando le procedure per quotarsi.
E arriviamo all’aggiornamento del piano strategico 2024: migliorare semplificando le procedure di accesso ai mercati a favore delle pmi.
E, finalmente, presa di coscienza che occorre rendere più attraente la borsa di Milano coinvolgendo di più gli investitori istituzionali (fondi pensione e assicurazioni).
Si è scoperto che “senza lilleri non si lallera”.
Questo cambiamento di rotta deriva dai continui risultati negativi della borsa di Milano: nel 2018 le imprese quotate listino ufficiale, quelle medio-grandi, erano 240, nel 2023 erano scese a 223; se non fossero arrivate dall’Euronext Growth Milano ben 19 imprese in forte crescita, saremmo a 204 società quotate.
E a fronte di una riduzione sensibile e costante negli ultimi 10 anni del numero delle imprese medio-grandi quotate, c’è stato un forte controbilanciamento grazie alle nuove quotazioni di pmi sull’Egm (Euronext Growth Milano – Ex Aim Italia).
Resta il fatto che la situazione attuale ha radici lontane, e la Consob in passato, sotto le vecchie gestioni, è stata uno dei responsabili: i controlli e i costi di quotazione sono stati tali e tanti che gli imprenditori ancora oggi preferiscono altre piazze oppure si rivolgono ai fondi di private equity.
Inoltre non è mai stata fatta un’attività di education nei confronti degli investitori istituzionali italiani, e il risultato si vede: i fondi pensione italiani investono sull’azionario una parte importante del loro patrimonio (oltre il 25%), ma oltre l’80% è investito in azioni estere.
E l’80% del flottante delle imprese italiane quotate sul mercato Star è in mano agli investitori istituzionali esteri.
Ma anche sull’Egm il fondo sovrano di Norvegia ha più azioni delle Generali.
Borsa Italiana dovrebbe organizzare un programma «Elite» verso assicurazioni e fondi Pensione, non verso le imprese… Così non si può andare avanti e il prof.
Savona l’ha capito molto bene.
Il suo discorso nell’incontro annuale di quest’anno è stata una vera svolta.
A partire dalla constatazione che occorre tutelare non il risparmio in quanto tale, ma «l’ecosistema», altrimenti il Paese va in declino.
Se da un lato la liquidità della borsa di Milano è bassa e le contrattazioni giornaliere sono modeste, dall’altro il risparmio degli italiani resta abbondante: si parla di oltre 5.200 miliardi di euro, di cui oltre 1.200 miliardi in depositi bancari.
E per Savona “..diviene impellente sollecitarne l’impiego in titoli di capitale (…) un modo efficace di protezione del risparmio nel lungo termine rispetto agli impieghi finanziari”.
Più azioni e meno titoli di Stato.
L’ha detto il governatore Panetta, lo ha ripreso il presidente Savona, adesso il parlamento e il governo devono agire per l’economia e il bene del Paese.
Per saperne di più:

La Francia brucia e la sinistra cavalca la protesta | L’analisi del Wall Street Journal

La sordità di Macron dura da dieci anni. Ora deve ascoltare le istanze della piazza | L’analisi di L...

Francia: le rivolte mettono a nudo l’impotenza della classe politica | L’analisi del Financial Times

Il G7 prepara le banche alla guerra digitale | L’analisi di Roberto Sommella

L’Italia scende in piazza due volte | L’analisi del New York Times






