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Paolo Mieli (Corriere della Sera): «Il Presidente della Repubblica deve essere eletto entro le prime tre votazioni»

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Sul Corriere della Sera Paolo Mieli si proietta sulle prossime elezioni per il Quirinale e prefigura quelli che sarebbero “i danni di un voto agitato”.

“A questo punto – scrive l’editorialista – solo uno scatto di reni che porti i principali partiti — anzi tutti i partiti — a identificare e ad eleggere il presidente della Repubblica in una delle prime tre votazioni (quelle che richiedono la maggioranza di due terzi degli aventi diritto al voto) può salvare la politica italiana da un immaginabile marasma. Al massimo, i grandi elettori possono contare su altre due votazioni, la quarta e la quinta. Dopodiché si apriranno le porte dell’inferno. E non perché sia impossibile pescare alla fine un capo dello Stato, anche al ventesimo voto o addirittura oltre. L’esperienza ci dice che prima o poi qualcuno lo si trova.

Cioè ovviamente si trova, magari in extremis, un accordo per mandare qualcuno al Quirinale. Ma le macerie lasciate alle spalle di quel voto finale, dopo giorni e giorni di sofferenza, produrranno effetti che una pur felice conclusione difficilmente riuscirà a far dimenticare. Le votazioni a vuoto saranno state, ognuna, un colpo di martello, sempre più violento, alle fondamenta di un altro edificio, Palazzo Chigi dove come è noto ha sede la Presidenza del Consiglio. L’idea che si possa stare tranquilli, dal momento che a presidiare il palazzo del governo resta Mario Draghi (e che, nel caso, ci penserà Draghi a mettere lo stucco sulle crepe prodotte dalle martellate), potrebbe rivelarsi illusoria.

O peggio. Non perché all’ex presidente della Bce manchi l’attitudine a compiere il genere di riparazioni di cui si è detto. Da più di un mese Draghi dovrebbe essersi reso conto che le sue attuali mansioni sono assai diverse da quelle che Sergio Mattarella gli assegnò nel febbraio del 2021. Adesso si tratta di rassicurare e mettere al passo partiti spaventati dalla prospettiva del salto nel buio delle elezioni che prima o poi verranno.

E perciò sospettosi, imbizzarriti, ma soprattutto imprevedibili. Poco propensi per di più a rispettare le regole. Inclini, ove si intraveda una convenienza, a ogni genere di slealtà. Tanto più che Draghi a questo punto non avrebbe più nessun’arma per riportarli all’ordine. Nel mese di dicembre, i partiti, tutti, gli hanno fatto capire in ogni modo di volerlo a Palazzo Chigi giusto il tempo di allontanare per un ultimo anno la prova delle elezioni. Tempo che – conclude Mieli – essi intendono dedicare alla competizione tra di loro. Indisturbati, se possibile”.

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