Paolo Mieli sul Corriere della Sera prende in esame la cosiddetta ‘lingua dei furbi’ a proposito della guerra: “Antica scuola comunista, quel furbone del governatore Campano Vincenzo De Luca ha preso tutti in contropiede.
Appena ha sentito che Giuseppe Conte (reduce da un successo elettorale proprio nella sua regione) annunciava una manifestazione nel segno della colomba, ha preso per il braccio il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e ha convocato una parata tutta sua.
Il 28 ottobre, per giunta, nel centenario della marcia su Roma. Meno lesti di De Luca, tutti o quasi i dirigenti del Partito democratico, piccoli e grandi, si sono messi in sintonia con i tempi nuovi.
Così – scrive Mieli – per gettarsi tra le braccia del Movimento Cinque Stelle, stanno cercando un modo non disdicevole di invertire la rotta e abbracciare la causa pacifista. Nelle settimane iniziali della guerra d’Ucraina, Enrico Letta era stato il più esplicito sostenitore delle ragioni degli aggrediti.
Uscito di scena Draghi, le cose saranno meno semplici. Giorgia Meloni avrà il suo daffare nel tenere a bada la voglia matta di Salvini e Berlusconi di riallacciare il dialogo con Putin. E a sinistra, pur restando Letta segretario pro forma per i prossimi sei mesi, già si annunciano festeggiamenti arcobaleno sulla scia di Conte e De Luca.
Per quel che riguarda il tragitto – sottolinea l’editorialista – sarà sufficiente dare un’aggiustatina alle parole. Basterà presentare come tappa dell’«escalation» ogni atto di guerra ucraino. Mai invece quelli russi siano anche missili su un campo giochi di Kiev. Quelle saranno sempre «reazioni».
Il capo del governo di Kiev andrà poi definito «guitto», «fantoccio», un «irresponsabile», al quale lo stesso Blinken è costretto a inviare «pizzini perché si dia una calmata».
La primavera scorsa le parti erano invertite. Biden e il segretario della Nato Stoltenberg avrebbero — secondo le stesse fonti — «bloccato tra marzo e aprile una bozza d’accordo Mosca-Kiev».
Adesso invece il presidente statunitense, evidentemente, starebbe cercando un’intesa con Putin ed ecco che Zelensky, capo del «partito della guerra a tutti costi», prende iniziative inconsulte per far naufragare quelle trattative.
Forse un giorno qualcuno di noi si stupirà di aver potuto far propri ragionamenti di questo genere. Capirà quel giorno – conclude – l’implicito danno che si sta facendo all’idea stessa di Europa”.
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