“E’ chiaro che sono necessari dei cambiamenti” alle regole di bilancio europee. E il compromesso con i Paesi del rigore è possibile. Paolo Gentiloni, il commissario agli Affari economici che ha in mano il dossier, è ottimista, mentre spiragli arrivano – a elezioni concluse – proprio dal futuro ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner, fino a poche settimane fa indicato come l’ostacolo più grande, nella ‘coalizione semaforo’ che si appresta a governare la Germania con Olaf Scholz cancelliere, a una riforma delle regole.
La Germania ha una responsabilità per l’Europa, e nel contratto della coalizione è scritto che l’Europa va tenuta insieme, è il ragionamento del presidente dei liberali. Lindner, che durante la campagna elettorale aveva definito il Patto di stabilità già sufficientemente flessibile, sul tema si starebbe insomma allineando allo spirito della coalizione guidata dai socialdemocratici di Scholz. Come potrebbe declinarsi una riforma di quelle regole, vista con gli occhi di Berlino, non è ancora chiaro.
Ma qualche segnale arriva da Klaus Regling, direttore generale del Meccanismo europeo di stabilità e vecchia volpe della politica tedesca: non tanto lo scorporo degli investimenti ‘green’ ma qualcosa di più incisivo: “un limite di deficit del 3%, un obiettivo di debito più alto e una regola che combini la spesa con il saldo primario”. Assieme a “una maggiore condivisione dei rischi” tramite i mercati, espressione che fa pensare a rendere permanenti gli eurobond nati con il Recovery.
Parole soppesate con cautela durante una conferenza sulla riforma delle regole economiche europee – che a bocce ferme nel 2023 tornerebbero le stesse di prima – ospitata dalla Bce. La stessa conferenza dove interviene Gentiloni, che per la Commissione lavora a una proposta da presentare il prossimo anno. Una volta depositata la polvere del voto tedesco, Gentiloni, pur premettendo che “sarebbe un errore” fare pronostici da parte dell’esecutivo Ue, si dice convinto che “possiamo colmare le distanze e trovare compromessi e soluzioni condivise, penso che ci sia buona volontà fra gli Stati membri”.
Il catalizzatore è la pandemia, con l’urgenza di rilanciare gli investimenti e la centralità assunta dal Next Generation Eu che esprime, di fatto, una politica di bilancio comune. E un debito aumentato ovunque (al 100% nell’Eurozona, al 150% circa in Italia). L’invito di Gentiloni è a “riflettere collettivamente su come le nostre regole di bilancio possono assicurare una riduzione del livello debito/Pil graduale, credibile e favorevole alla crescita”.
Una riforma epocale che si farebbe più concreta, se alla spinta del premier italiano Mario Draghi e del presidente francese Emmanuel Macron si aggiungesse un endorsement convinto di Scholz. Se la riforma, assieme agli sforzi per rilanciare la crescita dei Paesi più vulnerabili, basterà a fare scendere il debito/Pil senza l’aiuto della Bce, è la sfida successiva.
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