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Luciano Panzani (presidente Tribunale Torino): «Finalmente al centro la presunzione d’innocenza»

L’Italia ha finalmente recepito la Direttiva europea del 2016 sul rafforzamento della presunzione di innocenza. Ne parla il presidente del Tribunale di Torino, Luciano Panzani, in seguito alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto legislativo (188/2021).

«Le nuove norme limitano i giudizi anticipati di colpevolezza dell’imputato nei provvedimenti giudiziari e gli eccessi di spettacolarizzazione delle inchieste» spiega su InPiù.net. «Le pubbliche autorità non possono indicare pubblicamente come colpevole la persona sottoposta a indagini o l’imputato fino a quando la colpevolezza non sia stata accertata definitivamente».

«I giudici, ma non i Pm, non possono riferirsi all’indagato o all’imputato come colpevole nei provvedimenti diversi da quelli volti alla decisione nel merito della responsabilità, se la colpevolezza non è stata stabilita con sentenza irrevocabile. Nel primo caso l’interessato, oltre ai danni, può chiedere alla pubblica autorità la rettifica. Questa deve provvedere immediatamente e comunque non oltre le 48 ore».

«Inoltre, i rapporti del Procuratore della Repubblica con gli organi d’informazione sono limitati a comunicati ufficiali. Le conferenze stampa sono riservate ai soli casi in cui i fatti rivestano una «particolare rilevanza pubblica». Le rettifiche, affidate a chi già ha violato il divieto, sono strumento poco efficace. Le conferenze stampa degli inquirenti, spesso organizzate in forme che sollevano clamore mediatico, sono limitate nel numero, ma non nei modi. Disposizioni analoghe già emanate dal Csm in passato, non hanno sortito effetto».

«Le nuove norme nulla possono, e non potrebbe essere diversamente, contro il clamore mediatico che è per lo più la principale fonte di danno per l’indagato o l’imputato. La soluzione starebbe nell’accorciare drasticamente i tempi con cui si arriva a dibattimento, tagliando l’erba sotto i piedi di chi si nutre della pubblicità che si accompagna all’esercizio dell’azione penale. Il Pnrr, che prevede di ridurre l’arretrato penale del 25% in 5 anni, non lascia ben sperare in questo senso».

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