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Angelo Panebianco (politologo): «Ecco la differenza tra il pacifista pragmatico e il pacifista fondamentalista»

Ci sono due forme di pacifismo, secondo Angelo Panebianco: il pacifismo pragmatico e il pacifismo assoluto o fondamentalista. Il pacifismo pragmatico – spiega dalla prima pagina del Corriere della Sera – è proprio delle società aperte o libere. Esse preferiscono la pace alla guerra perché la pace favorisce insieme benessere e libertà individuale.

La guerra mette a rischio entrambe e ne mina quindi i fondamenti. Ma poiché nella politica internazionale la forza pesa più del diritto, anche le società libere, per sopravvivere, devono contare sulla forza. Senza la sconfitta di Hitler prima e senza la capacità degli Stati Uniti, durante la Guerra fredda, di contrastare, con la propria forza politica e militare, l’Unione Sovietica, una potenza totalitaria, la società libera occidentale sarebbe già finita da un pezzo.

Il pacifismo fondamentalista è di altra pasta. È armato di una antropologia positiva (l’uomo è buono per natura anche se può essere corrotto da istituzioni corrotte) e dalla conseguente convinzione che le asimmetrie di potere e l’esercizio del potere siano accidenti della storia anziché condizioni ineliminabili della vicenda umana.

Così come non crede che la libertà delle persone sia assicurata da una particolare disposizione dei rapporti di forza all’interno della società, il pacifismo fondamentalista contesta l’idea che la pace dipenda dai rapporti di forza fra gli Stati. Da qui un rifiuto assoluto della guerra, anche di quella difensiva.

Ma non basta non avere nemici perché i nemici non ci siano, spiega Panebianco. Il nemico prima o poi arriva lo stesso, il rifiuto della guerra difensiva non lascia altra possibilità che la resa, la sottomissione. I fondamentalisti pensano che la pace dipenda solo dalla buona volontà.

L’inconsistenza dei loro principi li porta sempre, a fare il gioco degli aggressori di ogni risma. Tutti vogliamo la pace. Ma dobbiamo sapere che per tenere a bada il violento di turno (il quale arriva sempre prima o poi) non basta la buona volontà. Occorre anche avere a portata di mano un robusto bastone.

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