Passione, mistero e magia. Il Palio di Siena attende la ripartenza del Paese come un cavallo imbizzarrito rinchiuso

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I Carolingi furono una stirpe che governò in Europa dal 750 sino a ridosso dell’anno mille.

All’approssimarsi della fine del loro dominio, nei loro territori nacque un metodo per esercitarsi alla guerra. Era una sorta di gioco che venne definito “giostra” o “torneo”.

Queste forme di simulazioni, in un ambito delimitato e al cospetto di un pubblico, a partire dal 1100 si diffusero in tutta la parte più civilizzata del vecchio continente. Anche in Italia.

Dopo le prime giostre, dove il rischio di morte era elevato, si iniziò a temperare tale pericolo usando vari accorgimenti. Come, ad esempio, eliminando le punte delle lance e delle spade.

La Chiesa, appresa la diffusione di tale modalità di spettacolo, intervenne proibendo i tornei. Ma senza successo. E solo quando le giostre si dotarono di regole che riducevano la violenza, nel XIV secolo, tolse la proibizione.

Il Palio di Siena nasce in questo contesto.

Una prima traccia si scorge in documenti antecedenti al 1100, dove si parlava di un “Palio San Bonifazio”, rifacentesi al santo cui era dedicata l’antica cattedrale della città, che sorgeva nel nucleo primordiale.

Ma dalla seconda metà del 1300, Siena si dota di una nuova chiesa maestra, la cattedrale metropolitana di Santa Assunta. Ed è proprio sul suo sagrato che viene posto lo stemma del Comune, come punto di arrivo di una corsa di cavalli.

Andando all’etimologia del termine, il palio è il nome che si dà ad un drappo di stoffa pregiata che veniva consegnato ai vincitori di una gara. Quindi mettendo insieme la giostra o torneo, sin qui descritto, ed il drappo, abbiamo il Palio di Siena.

Le prime manifestazioni del Palio si svolgevano tra nobili e in tutta la città. Poi fu coinvolto il popolo e si restrinse il perimetro alla sola Piazza del Campo.

Per capire il palio bisogna partire dalle contrade. Queste erano degli antichi rioni in cui era divisa la città. Siena è dotata di 17 contrade, sorte nelle sue mura dell’epoca medievale. Ma le attuali non sono da confondere con tutti i rioni, che farebbero dilatare il loro numero ad oltre 17.

Le contrade sono enti senza fine di lucro, che mantengono i propri organismi di rappresentanza eletti dal popolo.

Ognuna di essa ha un priore che gestisce la vita amministrativa. Alla base vi è l’assemblea generale del popolo. Esistono poi dei gruppi che si occupano di varie discipline.

In tale contesto esiste un ambito dedicato esclusivamente al Palio e vi è un responsabile per ogni contrada denominato capitano.

Dal punto di vista storico il Palio ha avuto una sua evoluzione. Il regolamento attuale risale al 1721, ma alcuni risalgono al 1644.

Ora occupiamoci della manifestazione come si presenta nella nostra epoca. Si corre due volte all’anno: il 2 luglio e 16 agosto. La prima in onore della Madonna di Provenzano, la seconda in onore della Madonna dell’Assunta. Le contrade si sfidano in tali giorni, in corse a cavallo a Piazza del Campo.

Questa è la più grande piazza di Siena ed ha la forma di una conchiglia.

Essa era antecedentemente un terreno per consentire il flusso delle acque piovane.

Poi divenne spazio per fiere e mercati. Infine piazza, dopo la costruzione di palazzi sede di uffici amministrativi della città, l’edificazione della Torre del Mangia e le costruzioni private. Tutte esse fecero da perimetro.

Piazza del Campo ha una circonferenza di 330 metri, con undici vie d’uscita. La corsa si sviluppa in tre giri intorno alla pista che la circonda. Il terreno è cosparso all’uopo con un ampio strato di polvere di tufo. Ma nonostante ciò i cavalli sono soggetti a cadute.

Protagoniste del palio sono le 17 contrade della città, ma possono partecipare solo 10. Ovvero, le sette escluse l’anno precedente e tre di esse estratte a sorte. Il momento cruciale è la cosiddetta “mossa”, ovvero quando l’uomo preposto abbassa una grossa fune di canapa per dare inizio alla corsa.

L’ordine di ingresso dei cavalli è segreto fino alla partenza.

Il Palio di Siena ha una sua liturgia, molto complessa, dove si muovono i partecipanti. Non è un mero giro di campo basato sulla velocità, ma è un’articolata situazione di strategie dei fantini. Questi, oltre ad assicurarsi una buona partenza, cercano anche di sfavorire i rivali. Se le “mosse” vanno per le lunghe allora il palio può essere rimandato all’indomani.

Dopo la “rincorsa” e se la partenza è considerata valida, inizia la corsa e vince il fantino o solo il cavallo, che ha compiuto per primo i tre giri della pista. L’arrivo è segnato da una bandiera che è nei pressi della partenza.

I fantini cavalcano senza sella e due sono le curve più ostiche. Il tutto si svolge in un’atmosfera convulsa in pista e fuori. La contrada che vince va poi sotto il palco dei capitani a ritirare il drappello della vittoria, realizzato ogni anno da un artista diverso. Il drappello verrà portato prima in chiesa, poi nella contrada, dove verrà conservato per sempre. Poi inizieranno i festeggiamenti.

Il Palio è un evento che coinvolge fisicamente ed emotivamente un’intera città. Nel periodo medievale delle città stato, nacquero molte tradizioni. Ma mentre con il tempo esse scomparvero o andarono perdendo il loro valore, nella Repubblica di Siena, il Palio si affermò e iniziò ad accrescere la sua fama nei secoli.

I senesi hanno demandato al Palio la funzione di celebrare tutte le loro vittorie del passato. Quindi esso è una rievocazione.

Vi sono state tanti menti eccelse che hanno voluto cogliere nel Palio l’essenza. Quindi: “gioco di concorde discordia”, “complessa metafora della vita”, “medioevo redivivo”, “manifestazione di razionalismo, cristianità e paganesimo”.

Le emozioni del Palio vivono in ogni senese. Ed è impossibile descriverle in maniera aderente. Ognuno di essi non riesce a vivere senza Palio, che vede le contrade impegnate per l’intero anno.

Si può immaginare quindi la sofferenza che si aggiunge a sofferenza, per la pandemia del covid. La corsa fatta di passione, entusiasmi, fisicità, mistero, magia, deve tenere a freno le sue componenti, sino a quando le condizioni non permetteranno di liberarle.

Il Palio ora è come un cavallo imbizzarrito chiuso in uno spazio limitato. Una decisione sulla sua ripresa sarà valutata in base all’evoluzione epidemiologica.

Tutto attende, in una città doppiamente ferita.

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