Mentre i previsori aumentano, sull’onda del buon avvio d’anno, le stime di crescita per il 2023, arriva la gelata del II trimestre che potrebbe indurli, nel successivo giro, a limare di nuovo all’ingiù i rialzi appena decisi.
La flessione dell’industria si è accentuata in primavera, risentendo dell’indebolimento del commercio mondiale cui concorrono le difficoltà della Cina e il rialzo di tassi nelle economie avanzate.
La stretta creditizia ha preso a incidere sulle costruzioni, su cui impatta anche la diminuzione dell’entità e appetibilità degli incentivi fiscali.
I servizi continuano a reggere, sostenuti dalla perdurante voglia di turismo post-pandemia.
Certo, si riducono i risparmi e i depositi bancari per finanziare tali spese.
L’assottigliamento delle riserve liquide non è però necessariamente un univoco sintomo di difficoltà a fronte dell’inflazione.
Essa è anche parte del processo di ritorno alla normalità: la progressiva eliminazione degli eccessi di risparmio (e depositi bancari) del 2020-21 passa necessariamente per la caduta degli accantonamenti liquidi effettuati in passato dalle famiglie.
È incerto, però, che la crescita dei servizi, comunque più lenta rispetto ai primi 3 mesi, possa continuare a salvare la congiuntura quando tutto il resto flette intensamente.
Si rafforzano, quindi, le probabilità di un segno meno per il Pil nel II trimestre, su cui incidono peraltro le ripercussioni diffuse a tutti i settori dell’alluvione in Romagna.
I riflessi per la crescita dell’intero 2023 dipendono da quanto dura la frenata e, quindi, dal rischio che si trasformi in recessione.
Lo scenario dell’1% e più delle recenti previsioni rimarrebbe conseguibile con un pronto recupero nella seconda metà dell’anno.
Una possibilità che diverrebbe più concreta se le spese del Pnrr cominciassero finalmente a realizzarsi.
La congiuntura ha finora potuto in gran parte fare a meno di questi investimenti.
Ora, con l’emergere degli effetti della stretta monetaria e la contemporanea diminuzione del sostegno della politica fiscale, divengono quanto mai necessari.
Purtroppo continua a esserci nebbia sulle possibilità di accelerazione dell’azione governativa, presa com’è da controproducenti battaglie ideologiche (sul fronte economico, Mes e intervento post-alluvione).
Dovrebbe essere, invece, la priorità delle priorità per il governo di un paese il cui Pil (e Pil per abitante) è ancora, scandalosamente, sotto il livello del 2007.








