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Nucleare: si riaccendano i reattori, il piano da 46 miliardi per l’Italia | Lo scenario

Il piano c’è già e dal prossimo autunno, dopo le osservazioni e l’approvazione degli stakeholder, entrerà direttamente nelle linee strategiche del ministero delle Imprese e del Made in Italy: in campo investimenti per circa 46 miliardi di euro dal 2030 al 2050.

Pronta anche la nuova società a guida Enel (51%), con Ansaldo Nucleare (39%) e Leonardo (10%), che dovrà studiarne la fattibilità.

Il ministro Adolfo Urso ne ha confermato la partenza entro fine anno, ma la società potrebbe essere costituita già prima di Natale.

In questi giorni sono in corso gli ultimi ritocchi allo statuto.

Per il ritorno del nucleare in Italia, insomma, sembra davvero tutto pronto.

A fare da sponda è arrivato anche un sondaggio appena realizzato da Swg, dal quale risulta che oggi il 51% dei cittadini si esprimerebbe a favore, ribaltando gli esiti del referendum del 2011, tranquillizzato dal fatto che la tecnologia scelta è quella degli Smr, reattori modulari di piccole dimensioni, accettati perché percepiti come più sicuri e adatti alle necessità dell’Italia.

La conferma che si potrebbe davvero essere vicini a una svolta arriva dall’Ain, l’Associazione Italiana Nucleare presieduta da Stefano Monti, ingegnere nucleare e tra i massimi esperti internazionali del settore.

Per più di 11 anni, fino al 2022, è stato responsabile del programma Reattori Avanzati della Iaea, l’International Atomic Energy Agency.

Da gennaio 2024 è anche presidente dell’European Nuclear Society.

Accettando il rischio di andare controcorrente ed essere bollata come impopolare, l’Ain è sempre stata in prima linea nella battaglia per riportare il nucleare per usi civili nel Paese.

E adesso inizia a intravedere le prime chance concrete di successo.

“Ci sono molti fattori che si stanno finalmente allineando, un segnale importante è arrivato col lancio della piattaforma nazionale per il nucleare sostenibile da parte del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin“, premette Monti con MF-Milano Finanza, “Vi hanno partecipato oltre 100 tra società e organizzazioni italiane.

Segno che il know-how, e anche l’interesse a riaprire l’opzione nucleare, non sono andati persi”.

I lavori hanno avuto come obiettivo lo sviluppo una roadmap che guardi al 2030 e da lì al 2050, per realizzare gli Smr e poi i reattori di IV generazione, fino alla fusione.

“I risultati”, osserva Monti, “saranno senz’altro utili come base di partenza per la newco Enel-Ansaldo Nucleare-Leonardo, incaricata di verificare la fattibilità di un programma nucleare nazionale dal punto di vista industriale, operativo e finanziario”.

Riguardo al partner internazionale che sarà della partita, Monti fa presente che, assieme alle agenzie internazionali preposte, dovrà aiutare il Paese anche a ricostituire le infrastrutture di base necessarie per la tecnologia selezionata.

“Ma quello che più ci preme è mettere al centro le esigenze dei cittadini e delle industrie italiane.

Ci sono 3mila imprese energivore a rischio per gli alti costi in bolletta.

Paghiamo l’energia almeno il doppio della Francia, e non a caso cito un Paese che ha un’altissima produzione di nucleare che permette di stabilizzare e contenere i prezzi”, sottolinea Monti.

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