“Per favore non chiamate l’astensione di questi giorni ignavia democratica. L’esercizio della democrazia comporta fare un buon uso dello strumento referendario.”
Tito Boeri su Repubblica ‘bacchetta’ così i promotori della recente tornata elettorale.
“Questo – scrive l’editorialista – significa porre quesiti agli elettori che siano di interesse generale e a cui sia possibile dare una risposta anche senza avere competenze specifiche. Il confronto pubblico su questi temi può diventare un’occasione di crescita per tutti. Ad esempio, un referendum solo sulla cittadinanza, al di là dell’esito del voto, avrebbe potuto contribuire a creare consapevolezza sullo spopolamento in atto nel nostro Paese e ridurre la polarizzazione degli elettori su posizioni estreme in tema di immigrazione.”
“I quesiti che sono stati posti domenica e lunedì agli elettori, con l’eccezione di quello sulla cittadinanza, non hanno certo le caratteristiche di cui sopra. Pongono una serie di quesiti incomprensibili ai non addetti ai lavori, non riguardano né una maggioranza di cittadini né temi al centro delle attenzioni degli elettori e la campagna di chi li ha proposti ha meticolosamente evitato di raccogliere e trasmettere ai votanti dati oggettivi su cui formarsi un’opinione.”
“I licenziamenti – osserva l’editorialista – non sono al centro delle attenzioni dell’opinione pubblica per il semplice fatto che sono al minimo storico. Nel 2024 ci sono stati 42 licenziamenti ogni 1.000 lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, il livello più basso degli ultimi 20 anni, il 40% in meno di quando (in condizioni congiunturali simili) è entrata in vigore la legge che il referendum si proponeva di abolire.”
“Ciò che è oggi al centro delle preoccupazioni delle famiglie è la perdita del potere d’acquisto dei salari. Dal 2014 a oggi la percentuale di lavoratori con retribuzioni talmente basse da non consentire loro di evitare la povertà assoluta, i cosiddetti working poor, è aumentata dal 4,9% al 7,6%. Questo è il segno evidente che il lavoro non basta per garantirsi un’esistenza dignitosa. Perché allora non sottoporre a referendum semmai la legge che priva le persone in età lavorativa di assistenza sociale, anziché il Jobs Act?”
“La verità è che tra i proponenti dei quesiti sui licenziamenti sono ben pochi quelli che si preoccupano di studiare e ancor meno di raccogliere dati oggettivi.”








