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Né paradiso garantista né inferno giustizialista | L’analisi di Massimo Adinolfi

“L’approvazione definitiva del ddl Nordio non è il paradiso, ma non è nemmeno l’inferno.

Non è la riforma che ci monda da tutte le storture del sistema, ma non è neppure la fine di ogni idea di giustizia nel nostro paese.

Non è il ripristino dello Stato di diritto, ma non è nemmeno uno scandaloso lasciapassare per corrotti e corruttori”.

Lo scrive sulla Stampa Massimo Adinolfi.

“Intanto parliamoci chiaro: l’abuso d’ufficio”, abrogato dalla riforma, “è un reato solo sulla carta” perché “se si guarda le statistiche ci si accorge che le condanne si contano sulle dita di una mano, e l’unica pena che viene irrogata è, in sostanza, il ludibrio da cui è investito chi si becca l’imputazione e finisce a processo – sottolinea Adinolfi -.

Dopodiché è da vedere cosa accadrà davvero, nella giurisprudenza, se i magistrati proveranno a far rientrare dalla finestra quello che ora è cacciato via dalla porta.

Dove le cose cambiano di sicuro è invece in materia di custodia cautelare, perché introdurre l’interrogatorio prima della misura preventiva dà effettivamente una carta in più alla difesa.

E così pure l’elemento della collegialità per l’adozione di un provvedimento restrittivo della libertà è un passo ulteriore a garanzia dell’inquisito.

Ed è un cambio sostanziale anche la limitazione della possibilità, per il Pm, di proporre appello in caso di sentenza di primo grado favorevole alla difesa.

Tutte queste misure sono introdotte con qualche prudenza, esentando certi reati più gravi, ma vanno tutte nella stessa direzione ed è una direzione di civiltà.

Cionondimeno, c’è qualche preoccupazione.

Un po’ per il quadro politico generale e una maggioranza che mostra un profilo schiettamente liberale su certi argomenti, ma non su altri; un po’ per la materia ancora in via di definizione, quella delle intercettazioni, su cui il governo è già intervenuto e su cui il ministro promette un riordino generale che non si sa ancora quale assetto avrà.

Non sono quisquilie, certo, ma non devono spostare l’attenzione dal merito del provvedimento approvato ieri.

Che bisogna valutare come un passo avanti, anche se ci si avvelena un po’”.

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