Nathalie Tocci sulla Stampa passa in rassegna le possibili vie diplomatiche per far cessare il conflitto in Ucraina: “La diplomazia si intensifica con il susseguirsi dei canali di mediazione europei, israeliani, turchi e cinesi, così come dei negoziati diretti tra ucraini e russi. L’unico sbocco sensato di fronte all’invasione di uno Stato sovrano, il massacro crescente di civili, la distruzione di città e un esodo epocale di profughi sarebbe un «cessate il fuoco» immediato e incondizionato. Ma – sottolinea l’editorialista – difficilmente saranno i canali turchi o israeliani a centrare il segno. La mediazione di questi Paesi è dettata dalla loro semi-neutralità, non dalla loro influenza. È una neutralità dovuta agli stretti legami con entrambe Mosca e Kiev e i costi insopportabili di schierarsi nettamente da una parte o dall’altra. Ma una mediazione neutrale può essere efficace solo quando le parti in conflitto si equivalgono, o quasi. Non è questo il caso. In questi casi l’unico tipo di mediazione efficace è una mediazione di potere, che mette in campo strumenti – più o meno coercitivi – per indurre le parti a trattare. È qui – spiega Tocci – che emergono i canali europei, che fanno leva sulle sanzioni senza precedenti messe in campo dall’Occidente. È anche su questa scia che alcuni sperano nella mediazione cinese, consapevoli che se esiste un attore che può obbligare Putin a ragionare è proprio il presidente cinese Xi Jinping. Ma la Cina, nonostante abbia avanzato un’ipotesi di mediazione, non appare ad oggi disposta a esercitare alcun tipo di influenza coercitiva sulla Russia. C’è poi la domanda politica di fondo: mediare sì, ma su che cosa? Perché tolti tutti gli strati della cipolla, svanite le illusioni e svelate le menzogne, si giunge al nocciolo: l’unico vero obiettivo che Putin vuole non è negoziabile. Putin vuole l’Ucraina. E non tollera l’idea né dell’esistenza del popolo ucraino né della sua identità e aspirazione a essere un Paese libero e democratico. Proprio perché Russia e Ucraina sono due Paesi fratelli, la cui storia e cultura, seppur distinte, sono intrecciata, un’Ucraina libera e democratica avrebbe ripercussioni enormi in Russia. Un’Ucraina democratica è una minaccia per Putin, la dimostrazione concreta che un’altra via è possibile, che una storia fatta di autocrazia e cleptocrazia può essere cambiata, perché la scelta è sempre possibile. Su questo Kiev – conclude – non è disposta a trattare, né possiamo esserlo noi. Su questo non esiste negoziato”.
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