“È sempre più insistente la narrazione del Cremlino sull’inefficacia delle sanzioni, echeggiata dalla schiera di ‘utili idioti’ a cui l’Italia contribuisce con una cospicua quota”.
Nathalie Tocci sulla Stampa prova a mettere ordine nel dibattito interno: “Le misure – scrive l’editorialista – sarebbero inefficaci perché danneggiano l’Europa, mentre la Russia se la spassa.
Come districarsi nella nebbia della propaganda, distinguendo il vero dal falso? È vero che l’economia russa non è crollata. La Banca centrale è riuscita a sostenere il rublo e a contenere l’inflazione, le banche rimangono solventi, la maggior parte dell’industria funziona e non manca cibo sugli scaffali.
L’industria degli idrocarburi pompa petrolio e gas e, con i prezzi dell’energia alle stelle, ha generato un cospicuo avanzo sulla bilancia dei pagamenti ed alimentato le casse dello Stato.
Noncurante della velocità della comunicazione nel XXI secolo, la guerra vera, così come la pace, segue i ritmi del passato. Da qui la conclusione: il Cremlino se la ride mentre l’Europa sprofonda in una crisi energetica che non si vedeva dal lontano embargo Opec del 1973.
Passiamo al falso. Innanzitutto è falso sostenere che la crisi energetica è dovuta alle sanzioni. Eccetto il carbone, non ci sono attualmente sanzioni sulle fonti fossili russe. Le restrizioni sul petrolio entreranno in vigore nel 2023, mentre quelle sul gas non sono contemplate. La ritorsione russa c’è stata proprio perché le sanzioni fanno male, eccome.
La crisi economica innescata dall’intreccio tra guerra e sanzioni – spiega Tocci – è drammatica, e lo sarà sempre più. Infine, è falso sostenere che le sanzioni e la crisi energetica abbiano rafforzato Mosca. Per il Cremlino è l’anno della cicala.
Già nel 2023 il film sarà diverso. Le sanzioni, le ritorsioni russe e le contromosse europee – dalla diversificazione energetica ai tagli ai consumi, ed eventualmente i tetti ai prezzi e le riforme del mercato elettrico – aprono scenari cupi per Mosca.
A differenza dei suoi ‘utili idioti’ il Cremlino sa che la guerra sarà lunga e che più tempo passa, più serviranno risorse e tecnologie che le san zioni hanno preso di mira. Le sanzioni non costituiscono un ‘blitzkrieg’ ma una morsa che si stringe col tempo. Ed è proprio per questo – conclude – che si fa più insistente la propaganda”.
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