Il futuro di Monte dei Paschi sembra sempre più legato a una fusione, con il Ministero dell’economia, principale azionista con il 26,7%, alla ricerca di una via d’uscita.
Mentre Banco Bpm si sfila dal risiko bancario e l’ipotesi di un Mps “stand alone” perde peso, Bper emerge come uno dei possibili acquirenti della banca più antica ancora in attività.
Questo il possibile scenario tracciato all’Adnkronos da Giorgio Vintani, analista e consulente finanziario indipendente, che sottolinea: “per Mps sarà necessaria una qualche forma di aggregazione.
Il Mef detiene il 26,7% del capitale dell’istituto, che lo rende di gran lunga il principale azionista.
È certo che, a un certo punto, il Tesoro vorrà vendere”.
A chi?
Nonostante la significativa ristrutturazione in corso, Vintani non crede che Monte dei Paschi possa continuare con lo ‘stand alone’.
Anche Banco Bpm, alla luce delle recenti dichiarazioni dell’amministratore delegato Giuseppe Castagna, sembra fuori dai giochi come possibile acquirente: “Bpm è nato da una fusione, ed è possibile che non abbia l’interesse per un’altra acquisizione, soprattutto se complessa”, spiega Vintani.
La situazione rimane aperta e complicata: ciò che è certo, osserva l’analista, è che “il governo si trova sotto una spada di Damocle.
Da un lato, ha l’esigenza di vendere, anche solo per ridurre il deficit; dall’altro, il compratore, chiunque esso sia, vorrà integrare Mps nella propria struttura, con conseguente perdita di posti di lavoro.
Un possibile acquirente?
“Potrebbe essere Bper”, dice Vintani.








