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Moises Naim (politologo): «Le dittature comandano il 70 per cento della popolazione mondiale»

Secondo Moises Naim l’evento più importante dell’ultimo decennio, che ha cambiato il mondo ma che è passato quasi inosservato, è la crisi mondiale della democrazia.

Le democrazie – scrive Naim su Repubblica – si sono indebolite in tutti i continenti, mentre le dittature sono in grande spolvero e ospitano il 70 per cento della popolazione mondiale, vale a dire 5,4 miliardi di persone.

Sono due i motivi che spiegano perché questo arretramento della democrazia non ha provocato grossi allarmi e nemmeno reazioni significative.

Il primo è che stavano succedendo molte altre cose urgenti e concrete che rendevano difficile, per i difensori della democrazia, attirare l’attenzione dei leader, dei mezzi di informazione e dell’opinione pubblica sul problema.

La seconda ragione è che nella maggior parte dei casi gli attacchi alla democrazia sono stati deliberatamente dissimulati, difficili da percepire e ancor meno in grado di mobilitare le persone.

Prendiamo in esame la prima causa di questa disattenzione mondiale verso quella che Larry Diamond, uno stimato professore dell’Università di Stanford, ha chiamato la «recessione democratica».

Come mobilitare, ad esempio, la popolazione per difendere la democrazia in un momento in cui la pandemia stava provocando la morte di milioni di persone in tutto il mondo?

Le statistiche, i rapporti e le evidenze del deterioramento della democrazia nel mondo sono sorprendenti e preoccupanti.

Ma più sorprendente ancora è la mancanza di risposte e l’inazione di fronte agli assalti delle forze antidemocratiche.

La ragione è che molti degli attacchi contro le democrazie in questo momento avvengono in modo talmente dissimulato da essere, di fatto, quasi invisibili.

Se un problema non viene individuato, è impossibile che venga risolto, e in questo momento le democrazie del mondo stanno affrontando un problema pericoloso e non sufficientemente riconosciuto.

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