“E’ preoccupante che il governo abbia preso in considerazione l’idea di cedere sul divieto di valicare i confini dei Comuni il 25, 26 dicembre e il 1° gennaio. Non perché quella concessione fosse priva di giustificazioni. Ma perché è parsa come un segnale di apertura alle forze politiche che da qualche giorno lo insidiano, dunque per «trattare» con chi cerca di sgambettarlo”. Lo scrive sul Corriere della Sera Paolo Mieli.
“Mentre altri Paesi europei si accingono ad adottare misure assai severe, in Italia è stata messa in discussione la raccomandazione a trascorrere i giorni di festa in esclusiva compagnia degli abituali conviventi. E lo si è fatto per ragioni esclusivamente tattiche. Una sorta di «rimpasto sanitario» concesso alle parti politiche più insofferenti, attuato per giunta nel mentre la comunità scientifica scongiurava di rinunciare a prendere misure che avrebbero potuto avere conseguenze deleterie”.
La ragione, secondo Mieli, è che “in Italia si sottovaluta la fragilità intrinseca e l’inevitabile erraticità di un governo che non ha ricevuto in nessuna forma un qualche consenso degli elettori ed è anzi figlio di una manovra parlamentare avente come esclusivo (ancorché legittimo) scopo quello di mettere fuori gioco l’avversario e impedirgli una rivincita nelle urne. Un governo del genere per sua natura non ha una missione condivisa, né le parti che ad esso hanno dato vita si sentono in obbligo di obbedire a principi di coerenza e lealtà così da poter esibire tali comportamenti al cospetto degli elettori.
Ogni singolo partito, ogni formazione minore deve render conto solo ai propri tifosi in vista di aggiustamenti che si conta siano vantaggiosi in termini di potere. Basta che non si torni alle urne, qualsiasi iniziativa è lecita. La sanità nazionale, in nome della quale si combatte la battaglia decisiva, è la prima vittima di questo modo di procedere”.
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