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Stefano Micossi (economista): «Legge di bilancio, un treno con troppi vagoni»

«Il meccanismo decisionale delle nostre finanze pubbliche è impazzito» e ogni anno la situazione continua a peggiorare. A sostenerlo è l’economista Stefano Micossi, che spiega come «già si prevede che Palazzo Madama finisca i lavori a ridosso di Natale; dunque, non ci sarà tempo per l’esame da parte della Camera (ciao bicameralismo). La discussione finirà con un maxiemendamento del governo, che serve ogni anno ad oliare il processo parlamentare mutando la distribuzione di tante piccole poste. Il ministro Franco, cattivaccio, ha chiarito che più di 600 milioni non saranno disponibili da spendere per il Parlamento, ma resta da vedere».

«Il Sole 24 Ore del 17 novembre ha pubblicato l’elenco completo dei decreti attuativi – 90 dicesi 90 – che dovranno garantire l’applicazione della legge di bilancio; ne restano una sessantina ancora da approvare per la legge di bilancio dell’anno scorso. C’è anche un decreto fiscale, in via di approvazione dal Senato, contenente varie misure che occorreva approvare prima per assicurarne l’immediata applicazione», scrive su InPiù.net.

«Si tratta di una congerie di normette per regolare molte pratiche amministrative, ma in qualche caso si dispongono variazioni rilevanti della normativa esistente, alcune anche con valore retroattivo ed effetti economici dirompenti sulle imprese (Patent Box, trattamento fiscale delle DTA e degli ammortamenti delle rivalutazioni dell’avviamento, eccetera). A fine anno, poi, arriverà il decreto mille-proroghe, l’ultimo cestino della spazzatura dell’anno, con centinaia di misure di proroga, rinvio e sanatoria di aspetti della normativa esistente».
 
«Evidentemente, il meccanismo decisionale delle nostre finanze pubbliche è impazzito, è tutto molto peggio dell’anno prima, che era stato peggio dell’anno prima, che era stato peggio dell’anno prima. Poiché la legge di bilancio è l’unico provvedimento di certa approvazione, esplode anno dopo anno la tendenza a fare salire sul carro misure sempre più svariate, che fanno perdere il senso complessivo della manovra e che, comunque, per il sistema politico sono più importanti della manovra complessiva, perché lì si vede la loro capacità di distribuire risorse e benefici alle proprie constituency. I decreti attuativi, poi, sono la salvaguardia del ruolo di gate keeper, di guardiano del cancello, delle singole amministrazioni».

«Qui nascono molte assurdità burocratiche che poi rendono le leggi illeggibili e inapplicabili. Evidentemente il governo, impegnato allo spasimo nei provvedimenti necessari per fare avanzare il Recovery Plan, ha del tutto perso di vista che gli obbiettivi di semplificazione e chiarezza delle leggi si perseguono anzitutto con le nuove leggi, prima tra esse la legge di bilancio».

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