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Michele Tiraboschi (Giuslavorista): «In Italia è difficile ricollocare, chi perde il lavoro non lo ritrova»

In Italia è difficile ricollocare, chi perde il lavoro difficilmente lo ritrova. Lo afferma il giuslavorista Michele Tiraboschi, intervistato da Rosaria Amato per la Repubblica. La prima mossa del governo sul fronte del lavoro è stata quella di convocare i sindacati. Professor Tiraboschi, docente di Diritto del Lavoro all’università di Modena, è una scelta di campo? «Mi pare che la prima mossa di Mario Draghi, questa sì inedita e indicativa in termini di metodo, sia stata quella di ascoltare tutte le parti sociali, prima del voto di fiducia, in sede di consultazioni per la formazione del nuovo governo».

«Altra cosa è l’iniziativa del ministro Orlando che, allo stato, mi pare vada letta in termini di mera comunicazione politica rivolta agli elettori del Partito Democratico e cioè di presidio delle istanze dei lavoratori. Se però il governo davvero pensa al rilancio della concertazione allora è evidente che il ministro del Lavoro dovrà dimostrarsi capace di parlare il linguaggio delle relazioni industriali e dunque spendersi alla ricerca del giusto equilibrio tra lavoratori e imprese nella soluzione dei problemi del mercato del lavoro».

Sembra difficile trovare questo equilibrio rispetto alla questione del blocco dei licenziamenti. «La contrapposizione manichea tra favorevoli e contrari alla proroga è sbagliata per una semplice ragione: non tiene conto della multiforme realtà e della complessità del mercato del lavoro. Ci sono settori che non sono stati colpiti dalla crisi per cui non si vede la ragione di una misura generalizzata e rigida».

Una “uscita graduale”, secondo Tiraboschi, «sarebbe una soluzione ragionevole anche perché per molti lavoratori e molti settori colpiti pesantemente dagli effetti occupazionali della emergenza sanitaria è difficile immaginare il superamento del blocco dei licenziamenti in nome di politiche attive del lavoro e di ricollocazione che, nel nostro Paese, non esistono. Nei moderni mercati del lavoro queste politiche funzionano solo se sono giocate in termini preventivi e cioè di aggiornamento professionale continuo, non quando è tardi.».

Una proroga anche parziale però non rischia di addossare il peso della crisi solo sui meno garantiti? «Il dualismo del mercato del lavoro è un dato strutturale: la pandemia ha solo portato il fenomeno alla attenzione della opinione pubblica in maniera più netta. Vero è che donne e giovani sono i maggiori fruitori di contratti temporanei per i quali il blocco dei licenziamenti non opera. Per i giovani poi la regola sono tirocini seriali e contratti a tempo di breve durata. Non essendo assunti, nella maggior parte dei casi, a tempo indeterminato, per loro il problema dei licenziamenti neppure si pone».

«Pertanto, se davvero si hanno a cuore i giovani, si pensi subito a riformare in termini ragionevoli le assunzioni a termine, oggi disciplinate in modo estremante penalizzante e rigido, e si dia avvio a un piano straordinario di sostegno alle assunzioni con contratto di apprendistato, specie quello ‘duale’, cioè fatto in collaborazione con le scuole, le università, gli enti di ricerca, le agenzie del lavoro».

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