La nomina del cardinal Zuppi e quello che i laici di sinistra non possono permettersi di dire. Michele Serra su Repubblica analizza un paradosso tutto italiano: “La Chiesa ha da sempre, in questo Paese, un ruolo politico, più o meno palese a seconda delle epoche e dei protagonisti.
Che la nomina di monsignor Matteo Zuppi a capo dei vescovi italiani sia anche un evento politico – sottolinea l’editorialista – è dunque inevitabile, così come è inevitabile che sia soprattutto il campo progressista a compiacersene, e il centrodestra a dover dissimulare qualche preoccupazione, qualche fastidio.
È da parecchi anni, del resto — diciamo: da Romano Prodi in poi — che la sinistra italiana deve alla sua componente cattolica gran parte dei suoi momenti positivi, e verrebbe da dire anche della sua stessa identità, perfino della sua sopravvivenza. Rispetto al cattolicesimo sociale, le componenti laiche — ex comunista ed ex socialista — non sembrano godere di altrettanta salute culturale e politica, e soprattutto non sembrano poter vantare uguale libertà di giudizio e di parola.
Il prete, quando parla della socialità come di un’ancora di salvezza, e perfino quando condanna il mercatismo come ideologia da combattere, è in odore di progressismo; il laico è invece sospettabile di nostalgie novecentesche.
Questo fa pensare. Fa pensare, per esempio, che la componente laica della sinistra abbia dovuto scontare non solamente il disastro del fallimento sovietico (dunque della storica alternativa al capitalismo); ma anche una sua minore indipendenza etica, e culturale, rispetto alla potenza, ancora intatta, dell’egualitarismo evangelico.
Semplificando: gli uomini sono tutti uguali perché tutti figli di Dio ha retto, alla prova della storia, assai meglio di ‘proletari di tutti i paesi unitevi’.
E un prete sociale come Zuppi può dire in totale serenità, e applauditissimo, cose che ministri e deputati della sinistra di governo esiterebbero a dire, per non mettere in crisi gli equilibri politici e soprattutto per non farsi una nomea di estremisti.
La componente sociale (o laburista, come preferite) del Pd appare quasi annichilita, come se dovesse rispondere, essa sola, di ogni debolezza e di ogni insufficienza, comprese quelle altrui. Gli applausi della sinistra per la nomina di Zuppi – conclude Serra – contengono, insieme alla contentezza, un senso di frustrazione per non poter procedere a nomine, e azioni politiche, e progetti di vita, ugualmente radicali”.
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