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Michele Ainis (costituzionalista): «Obbligo vaccinale per lavoratori sanitari è un inedito costituzionale»

«È caduta, per lo più, sotto silenzio, forse perché in questo tempo anomalo niente più ci meraviglia. Eppure la norma appena timbrata dal governo introduce un inedito costituzionale. Vaccinazione obbligatoria, come si fa con i bambini; ma per la popolazione adulta è il primo caso. Tocca un’ampia categoria di lavoratori, quelli impegnati nel settore sanitario: ospedalieri, medici privati, infermieri, dipendenti delle Rsa, farmacisti, parafarmacisti». Così il costituzionalista Michele Ainis è intervenuto su la Repubblica.

Per l’editorialista, questa norma, crea «un precedente, che non interroga però solo il diritto, bensì pure l’etica, e in generale il rapporto fra le libertà e i doveri, fra gli individui e la comunità. È giusto ritagliare gli operatori sanitari rispetto ad altri gruppi a contatto con il pubblico, come gli insegnanti o chi lavora allo sportello? È giusto negare il diritto al lavoro in nome del diritto alla salute? Ed è giusto discriminare chiunque rifiuti la somministrazione del vaccino?».

«Su quest’ultimo aspetto il Consiglio d’Europa, con una risoluzione votata quasi in blocco dai suoi 47 Stati, ha assunto una posizione intransigente: nessun obbligo di vaccino, nessuna penalizzazione per chi non vi si sottoponga. Tuttavia la Commissione europea propone il Covid pass, una sorta di passaporto vaccinale senza il quale i viaggi verrebbero preclusi. Mentre a sua volta la Consulta, nella sentenza n. 5 del 2018 e in varie altre pronunzie, ha sancito l’ammissibilità dei trattamenti sanitari obbligatori, quando mirano a proteggere la salute collettiva, oltre a quella individuale».

Secondo il costituzionalista, «qui s’affaccia il punto critico di questa disciplina. Perché il lavoro è una sorgente di significati esistenziali: togliere il lavoro significa privare una persona della propria dignità. Perché la retribuzione dev’essere a sua volta dignitosa, dice un’altra norma costituzionale. E perché uno Stato liberale offre cittadinanza anche ai dissenzienti, anche a chi ha paura del vaccino. Spostandolo altrove, ma non in castigo dietro la lavagna».

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