«L’assemblea dell’Associazione bancaria italiana (Abi) di ieri si è incentrata, come al solito, sulle relazioni del suo Presidente, del Governatore della Banca d’Italia e del Ministro dell’Economia. La straordinarietà degli eventi, dell’ultimo anno e mezzo delle nostre vite, e la cauta aspettativa di una prossima ripresa economica e sociale hanno, tuttavia, reso più ricco lo spettro dei problemi affrontati». Parla così Marcello Messori, economista e docente al Dipartimento di Scienze Politiche della Luiss, su InPiù.net.
«Così, accanto all’analisi dei punti di forza e dei limiti del settore bancario italiano esposto alle innovazioni della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale, alla valutazione dei rilevanti cambiamenti in essere nella regolamentazione e nella vigilanza dei mercati finanziari europei e alla probabile evoluzione dei prestiti problematici, all’esame della struttura finanziaria delle famiglie e delle imprese, i relatori si sono concentrati sul ruolo che le banche e gli altri intermediari finanziari dovranno svolgere nell’immediato futuro per fare sì che il rimbalzo economico degli ultimi mesi si trasformi in uno sviluppo sostenibile».
«Pur se con accenti diversi, il comune riconoscimento è stato che: specie le banche più fragili sono chiamate a modificare i loro modelli di attività; tali modifiche dovranno servire a sintonizzare le scelte finanziarie dei detentori di ricchezza con le esigenze dell’apparato produttivo», prosegue.
«A quest’ultimo proposito, pochi dati richiamati da Franco e Visco sono illuminanti. Sebbene una parte significativa delle imprese e delle famiglie abbia accresciuto il proprio indebitamento o sia in condizioni di indigenza, l’aggregato di tali imprese e famiglie ha aumentato il peso dei risparmi e ha rafforzato la componente più liquida della propria ricchezza».
«Pertanto, quando le garanzie statali e le residue moratorie sui crediti bancari cesseranno e le pur ingenti risorse europee non saranno fungibili per la maggioranza delle imprese, il sostegno finanziario allo sviluppo del paese richiederà una forte riallocazione a fini produttivi di questa ricchezza. Gli incentivi fiscali, disegnati al riguardo dal governo, appaiono insufficienti per superare l’eccessiva dipendenza delle imprese dai finanziamenti bancari e per spingere gli investitori finanziari verso impegni più rischiosi. La domanda, inevitabilmente inevasa dall’assemblea dell’Abi, è pertanto la seguente: quali altre iniziative si stanno predisponendo?», conclude.








