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Marcello Messori (economista): «Le monete digitali e i rischi degli “stablecoin”»

Nel campo dell’economia e della finanza si discute ormai da tempo di valute digitali e anche «le banche centrali delle principali aree economiche internazionali hanno avviato processi per emettere la loro moneta legale in forma digitale». Ne parla l’economista Marcello Messori, che afferma che «questa scelta è, in parte, dettata dall’obiettivo di applicare al sistema dei pagamenti le straordinarie potenzialità offerte dalle catene digitali».

«Essa va, però, soprattutto imputata alla necessità di fronteggiare un rischio drammatico: il passaggio del potere di signoraggio, che è un monopolio pubblico attentamente regolato e indispensabile per la stabilità dei sistemi economici esistenti, nelle mani di un ristretto nucleo di operatori privati pronti a colludere per il perseguimento dei loro specifici interessi», scrive su InPiù.net.

«Il riferimento non è certo a chi mette in circolazione le cosiddette criptovalute (quali i bitcoin), che non possiedono nessuna delle caratteristiche essenziali di una moneta e che si configurano – tutt’al più – come un’attività finanziaria speculativa. Si intende, invece, parlare di quelle grandi società che aspirano a creare mezzi digitali di pagamento e di riserva di ricchezza (i cosiddetti “stablecoin”) in grado di mantenere una parità costante rispetto a una o più monete legali».

«Se tale aspirazione facesse presa su una massa crescente di consumatori, gli stablecoin svolgerebbero funzioni comparabili a quelle delle monete legali tradizionali con il vantaggio di sfruttare appieno i ben più efficienti canali di pagamento digitale. Nella trama di quei racconti di fantascienza che mirano ad anticipare il futuro prossimo, gli stablecoin diventerebbero così lo strumento a disposizione di uno spettro che si pone al di sopra delle regole e acquisisce il dominio economico del mondo; e i governatori delle attuali banche centrali sarebbero ridotti al rango di custodi del “metro degli archivi” nel Museo di Sèvres, ossia a custodi di un’unità di conto».

«Non nutro una fiducia acritica nella fantascienza, e sono consapevole dei difficili problemi posti da un dollaro o un euro digitali. Tuttavia, di fronte al rischio (per quanto basso) che il potere di signoraggio passi in poche mani private, mi schiero senza riserve a favore delle monete legali in forma digitale emesse dalle banche centrali».

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