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Mes: ecco come funziona il meccanismo di stabilità | L’analisi

Mentre era in carica il secondo governo Conte è stata varata a livello europeo la riforma del Mes, che deve essere ratificata dall’Italia. Il suo obiettivo è quello di rappresentare una rete di sicurezza (backstop) per la garanzia dei depositi e contro le crisi bancarie. Una funzione centrale nel quadro della nascente Unione bancaria che dovrebbe diventare operativa dal primo gennaio 2024, quando decadranno gli accordi bilaterali che finora hanno svolto un ruolo analogo.

La nascita del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), noto anche come “fondo salva stati”, risale al 2012. Sulla scia del salvataggio della Grecia, i Paesi membri dell’Eurozona – per rispondere all’esigenza di avere uno strumento con cui aiutare i singoli Stati a contrastare gli effetti della crisi dei debiti sovrani – decisero di dare vita a uno strumento “ad hoc”.

Successivamente, con l’arrivo della pandemia, il suo mandato è stato ampliato inserendo la possibilità di concedere prestiti ai singoli Paesi per fare fronte alle spese legate all’emergenza sanitaria, ma nessun ne ha mai fatto richiesta. In precedenza, invece Irlanda, Portogallo, Cipro, Spagna avevano chiesto e ottenuto prestiti per superare le loro difficoltà di bilancio sottoscrivendo programmi e impegni vincolanti in materia di riforme e risanamento dei conti pubblici.

Il meccanismo è guidato da un Consiglio dei Governatori, composto dai ministri delle Finanze dell’area dell’euro, e assume all’unanimità le principali decisioni. Ha un capitale sottoscritto di 704,8 miliardi, 80,5 miliardi già versati, con una capacità di prestito di 500 miliardi. L’Italia, terzo socio dopo Germania e Francia, ne ha sottoscritto il capitale per 125,1 miliardi e versandone oltre 14,3 miliardi.

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