I medici eroi di San Giorgio di Nogaro: il primo esempio di scuola medica per rispondere ad una pandemia

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San Giorgio di Nogaro è un comune in provincia di Udine, di 7500 abitanti. Ha antiche origini ed era partecipe dei possedimenti della città di Aquileia, centro nevralgico nel periodo dell’antica Roma.

Esso si trova non lontano dalla Slovenia e dall’Austria ed in una pianura. Quindi, in epoca della Prima Grande Guerra, nei pressi del confine austro-ungarico. Per tali motivi fu un centro strategico militare. Ivi erano le sedi di comando e controllo, i dormitori, i mezzi militari trovavano stazionamento, così come le munizioni e gli alimenti.

Nel corso della guerra, due battaglie campali causarono un numero drammatico di feriti italiani. Decine di migliaia. Questo inizia a far ragionare gli alti vertici di comando, del bisogno di un grande ospedale da campo nei luoghi delle linee di combattimento. Così a San Giorgio di Nogaro venne costruita una struttura con più di 3.000 posti letto. In un paese che ne aveva solo mille in più. Nel contempo si creò un necessità assoluta di medici. Una situazione analoga ai giorni nostri, durante la pandemia.

Quindi, in totale emergenza, si pensò di reclutare con un provvedimento speciale, tutti gli studenti delle classi di leva regolarmente iscritti al V e Vl anno della facoltà di medicina. Ma come renderli operativi in breve tempo?

Il Comando Supremo suggerì la costruzione di una scuola medica, ma a questo si oppose il Parlamento che non voleva spostare al fronte una sede universitaria. Una polemica che non fu l’unica negli anni a seguire, come per tutti gli eventi maturati in momenti emergenziali.

Alla fine il Governo emise un decreto che faceva nascere la Scuola Medica da campo di San Giorgio di Nogaro, poi nominata Università Castrense. Si trattava di un corso accelerato di medicina e chirurgia per avere medici in minor tempo possibile.

Nell’Università Castrense venero sperimentate le prime operazioni di microchirurgia, le ricostruzioni dei visi deturpati, veniva esercitata la psichiatria, per i disturbi provocati dagli shock sui campi di guerra. Gli studenti ebbero modo d’isruirsi e fare pratica nei vicini ospedali.

La situazione bellica, comunque, coincise con un momento scientifico di grande crescita, che già interessava la nazione. Quindi tale luogo divenne anche un cenacolo, in cui si confrontavano le sperimentazioni mediche nei vari ambiti. Ed in tale contesto, fu necessario ricorrere alle ultime scoperte, pur di salvare vite e lenire sofferenza.

Da febbraio a maggio del 1916 si svolse il primo anno di studi. Gli iscritti furono 366. Il secondo anno nacque nel solco di un nuovo decreto e la giurisdizione passò sotto l’egida dell’Università di Padova. Ma ufficiosamente continuava a chiamarsi Università Castrense di San Giorgio di Nogaro. Tale sessione durò dal novembre del 1916 a maggio del 1917. I frequentanti furono circa 800.

Alla fine conseguirono la laurea in 422, in un epoca dove, sul territorio nazionale, si laureavano in medicina annualmente circa 4.000 giovani.
Consegnando agli storici le specifiche tecniche degli iter, è intuibile come l’Università Castrense diede un’accelerazione ad una generazione di giovani medici, che potettero dare il loro contributo nel difficoltoso dopo-guerrra.

Gli iscritti studiarono nelle baracche, con il rimbombo dei colpi delle armi. Studiavano e combattevano. E si narra come, ad alcune famiglie, arrivò prima l’annuncio della morte del figlio e poi il diploma della laurea.

Ecco in termini sintetici, una storia sepolta nel passato. Essa mostra medici eroi, come quelli che da mesi stanno offrendo il rischio della propria vita, in maniera silenziosa, per combattere un nemico invisibile.

Ecco alcuni cenni di una storia, per non dimenticare.

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