Un’indagine che «ci pare parta da un pregiudizio: noi non vessiamo gli agricoltori». Mauro Lusetti, vice presidente di Confcommercio, precisa di «essere a disposizione dell’Antitrust per fornire tutte le informazioni necessarie».
Lo spiega in una lunga intervista a Repubblica.
“Ci sono stati fattori esogeni, a cominciare dall’aumento del costo delle materie prime e dell’energia. Il modo in cui l’Authority affronta l’argomento e presenta i dati non ci pare tenga conto delle turbolenze internazionali e del loro impatto sull’andamento dei prezzi.”
“I prezzi dei beni alimentari negli ultimi due anni hanno rallentato fortemente la crescita. In questi anni ci sono stati anche eventi climatici importanti, alluvioni, siccità, le malattie delle piante, che soprattutto nel settore agroalimentare hanno prodotto scarsità di offerta, e quindi tensioni che hanno portato a ulteriori aumenti dei prezzi.”
“Noi non trattiamo direttamente con i singoli agricoltori, ma con grandi consorzi, cooperative, organizzazioni di produttori, industrie di trasformazione. Non imponiamo i prezzi, ma li negoziamo in una logica di assoluta trasparenza. L’indagine parte da una visione della filiera che non tiene conto di tutta la parte intermedia, costituita da aziende di trasformazione e dall’industria.”
“Mai rapporti diretti con gli agricoltori.”
“L’Antitrust paventa una sorta di posizione dominante dei prodotti di marca del distributore. Si è appena aperta la Fiera ‘Marca’ a Bologna, e come Adm (Associazione distribuzione moderna) abbiamo presentato un’indagine di Teha che dimostra come i prodotti a marchio assicurano, oltre a una maggiore redditività, anche una più alta remunerazione ai produttori.”
“In Italia c’è anzi una competizione maggiore che in Francia, Germania o Regno Unito, dove i gruppi più grandi detengono quote di mercato superiori al 20%. Da noi nessuno va oltre il 15%.”








