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Maurizio Ferrera (Corriere): «Democrazie contro autoritarismi. È la sfida di questo secolo»

Il confronto fra democrazie e autoritarismi – ricorda sul Corriere della Sera Maurizio Ferrera – è la sfida di questo secolo. Purtroppo il bilancio dell’ultimo quindicennio è negativo.

La quota di popolazione mondiale che vive in regimi liberi è passata dal 46% al 20%, quella in regimi autoritari dal 36% al 39% (dati Freedom House).

Il resto abita in Paesi solo parzialmente liberi. Dobbiamo prendere atto che nel mondo la democrazia è in fase di recessione e accettare due spiacevoli dati di fatto.

Primo: il connubio fra Stato di diritto e governo rappresentativo è un composto fragile, soprattutto nel suo momento formativo. Il seme della democrazia liberale germoglia con fatica.

Secondo: i regimi autoritari hanno una paura nera di questo seme, i loro leader non hanno remore a ricorrere alla violenza (anche bruta) per impedire che attecchisca (come è successo in Ucraina).

La guerra è il più terribile strumento per soffocare la democrazia, ma non è l’unico. I regimi autoritari hanno anche armi più insidiose: attacchi terroristici e sabotaggi cibernetici, manipolazione delle informazioni, finanziamenti occulti a favore di forze antisistema (come i prestiti a Le Pen), persino migranti usati come «bombe umane», come ha cercato di fare la Bielorussia a danno della Polonia.

L’ombrello della Nato protegge l’Europa dal punto di vista militare. Ma le società aperte restano vulnerabili agli altri tipi di aggressione. Inoltre le opinioni pubbliche democratiche sono impazienti, facili alla distrazione.

Le società pacificate e democratiche risolvono i disaccordi con la discussione libera e con il voto. Una conquista impareggiabile, ma che può offuscare le lenti con cui guardiamo e giudichiamo le relazioni internazionali e ciò che accade nei regimi autoritari. I guerrafondai sono poco interessati a trattare: oggi l’ostacolo è questo, non la fiacchezza o l’incapacità dei governi europei.

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