Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Mattia Pirulli, segretario confederale CISL: “I Neet sono in calo ma le donne e il Mezzogiorno restano le aree più fragili”

I Neet diminuiscono, ma il fenomeno resta ancora troppo concentrato tra le donne, nel Mezzogiorno e nelle fasce giovanili più adulte.

È un segnale positivo, ma non sufficiente: l’attenzione deve restare alta e le politiche pubbliche devono diventare più mirate, più rapide, più efficaci.

Ad affermarlo in una nota è il segretario confederale della Cisl, Mattia Pirulli, sottolineando come l’indagine Inapp sui Neet confermi le principali tendenze già evidenziate dai dati Istat.

I giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano sono oggi il 13,3%, quasi la metà rispetto al 25,7% registrato nel 2015.

Un calo importante, che tuttavia non cancella forti divari territoriali e di genere: l’incidenza sale infatti al 14,9% tra le donne, contro l’11,8% degli uomini, e raggiunge il 20,2% nel Mezzogiorno, a fronte dell’8,7% del Nord”, rileva Pirulli.

C’è poi un dato che ribalta molti stereotipi: oltre il 60% dei Neet cerca attivamente lavoro.

Non siamo davanti a una generazione rassegnata o disinteressata, ma a un grande patrimonio di energie, competenze e disponibilità che il Paese non può permettersi di disperdere.

Tanto più in una fase in cui la domanda delle imprese resta elevata e quasi una posizione su due incontra difficoltà di reperimento.

Per Pirulli, “le politiche per i Neet non possono essere uniformi.

Servono risposte differenziate, capaci di leggere le diverse condizioni di partenza: formazione mirata per chi ha titoli di studio deboli o troppo generici, percorsi rapidi di inserimento dopo la scuola, orientamento efficace, salari più attrattivi, strumenti di conciliazione per i carichi di cura che ancora penalizzano soprattutto le giovani donne”, aggiunge il sindacalista della Cisl.

Un dato pesa più di tutti: il 28,8% delle persone in condizione di Neet ha nella famiglia l’unica fonte di reddito, mentre il 39% non dichiara alcuna entrata.

La famiglia continua a essere un ammortizzatore sociale prezioso, ma non può sostituire politiche attive vere, capillari e continuative.

Per questo”, conclude Pirulli, “occorre rafforzare l’azione pubblica, investire nei servizi per il lavoro, rendere più efficace il raccordo tra scuola, formazione e imprese, e valorizzare pienamente il ruolo dei fondi interprofessionali contrattuali.

Ridurre i Neet significa non solo aumentare l’occupazione giovanile, ma restituire futuro, autonomia e partecipazione a una parte decisiva del Paese.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.