Mattia Feltri sulla Stampa nel suo Buongiorno ironizza su quelli che, nel pieno di un conflitto, si fanno domande sulle istanze dell’aggressore: “Intervistato da Christiane Amampour, il capo della comunicazione del Cremolino, Dmitrij Peskov, ha ammesso che la Russia potrebbe usare armi nucleari se si sentisse minacciata nella sua esistenza.
Un ammonimento anche di qualche precisione se non provenisse da un ambientino in cui il capobastone, Vladimir Putin, è fermamente convinto di non aver mai invaso l’Ucraina.
Per non dire di quella specie di sacerdote di Odino, Aleksandr Dugin, che considera una minaccia all’esistenza della Russia anche il Gay Pride e il cheeseburger.
Insomma, non siamo dotati di coordinate abbastanza precise con cui prevenire i nervosismi atomici moscoviti a meno di non seguire i consigli di alcuni fra i più assidui della complessità: domandarci dove abbiamo sbagliato, indagare le ragioni profonde dell’aggressore, non armare l’aggredito, quindi negoziarne la resa.
In effetti così andrebbe tutto a posto: Putin l’avrebbe vinta, noi scamperemmo le ripercussioni energetiche o belliche, buonanotte all’Ucraina e arrivederci alla prossima.
Se invece continuassimo a pensare che una democrazia europea non può essere smantellata con i carri armati dal primo teppista che passa, toccherebbe mettere in conto le risorse esplosive del suddetto teppista.
Dunque sostenere la resistenza ucraina minaccerà o no l’esistenza della Russia. Stabilire sanzioni economiche, magari fino all’embargo del gas e del petrolio minaccerà o no l’esistenza della Russia? E affermare che Putin è un pazzo criminale di guerra? E mangiare un cheeseburger? Perché – conclude – se dovessimo mai prenderci un’atomica in testa, poi ai sopravvissuti toccherà indagare le ragioni profonde del bombarolo”.
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