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Mattia Fantinati (presidente Internet Governance Forum Italia): «L’intelligenza artificiale rimanga al servizio dell’essere umano»

“L’Intelligenza artificiale (AI) può aiutare in modo stupefacente il genere umano nei campi più svariati. Ma bisogna restare fedeli a un principio, un paletto normativo che è stato ribadito di recente dall’AI Act, la proposta legislativa sulla materia dell’Unione Europea: questi sistemi sono deputati a migliorare la nostra qualità della vita e non possono ledere i diritti dei cittadini o scavalcare le nostre prerogative decisionali. Detto in altri termini: l’Intelligenza artificiale deve eseguire compiti e risolvere problemi per i quali sia stata chiamata in causa, con un preciso perimetro di azione, da una decisione umana”.

Lo dice in una nota Mattia Fantinati, presidente dell’Internet Governance Forum Italia, associazione affiliata all’Igf dell’Onu, in merito alla discussa vicenda dell’interfaccia LaMDA, Language Model for Dialogue Applications, e dell’ingegnere di Google Blake Lemoine che pubblicamente l’ha definita senziente come una persona ed è stato sospeso dall’azienda per violazione della riservatezza.

“Nel caso della tecnologia bellica, ad esempio, l’Onu ha stabilito che un attacco mortale o comunque l’offesa a una vita umana possono essere pianificati solo dagli uomini; dunque i droni armati non possono sparare in autonomia sulla base di determinati parametri di calcolo circa l’utilità o l’efficacia dell’azione – aggiunge Fantinati – Al tempo stesso, affidare in toto ai sistemi di AI una sentenza giudiziaria o la valutazione professionale di un candidato a una posizione lavorativa rischierebbe di sfavorire o favorire determinate categorie di persone soltanto perché, magari, una casistica pregressa le indica più di frequente come colpevoli di un determinato reato o meritevoli di una determinata promozione di carriera”.

“Non si tratta di limitare tecnologie che hanno sicuramente potenzialità enormi – conclude il presidente Igf Italia – Ma qui c’è gioco la dignità dell’essere umano che non può essere compromessa da macchine che noi stessi abbiamo creato per migliorare la nostra vita”.

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