“Con il Mise è stato fatto un lavoro molto importante: dapprima uno scouting per capire se e quante aziende sono disponibili a produrre il vaccino, quante hanno già i macchinari compatibili in casa, quanti eventualmente modificabili. Quindi siamo andati a cercare i produttori dei bioreattori e in questo modo siamo riusciti ad avere una mappatura sui possibili punti di produzione in Italia del vaccino, non solo dell’infialatura. Almeno quattro aziende sono pronte a partire. Qualcuna ha anche già i bioreattori disponibili”. Lo afferma Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, in una intervista al Messaggero.
Ed ora “servono tutta una serie di validazioni, collaudi, controlli. Produrre un vaccino non è come produrre l’aspirina. Bisogna calcolare 6/8 mesi dal momento in cui – come dico io – si ‘preme l’interruttore start’. Indicativamente stiamo lavorando affinché le prime produzioni siano pronte per l’inizio del prossimo anno”. Quasi lo stesso tempo che è servito a fare la ricerca e le sperimentazioni…
“Ricerca e sperimentazione sono state fatte su campioni di 50-60.000 vaccinati: il processo di produzione per grandi quantità è complesso, anche perché il 70% del tempo va in oltre cento controlli di qualità Ad esempio: dopo che i vaccini sono stati prodotti, devono stare in quarantena per molti giorni presso aziende che devono poi fare la validazione del lotto, si controlla che non ci siano colture batteriche, che sia stabile. Per quanto riguarda la riconversione, bisogna stare attenti perché poi non devono mancare i vaccini per l’influenza, per il morbillo, per la meningite”.
Quanti milioni di vaccini riusciranno a produrre queste nuove aziende? “È una stima impossibile al momento. Però i cittadini devono stare tranquilli. Tra aprile-maggio e giugno saranno in consegna in Italia così tanti vaccini da rendere sicuramente fattibile il piano messo a punto dal generale Figliuolo, che sta facendo un lavorando straordinario”. Quindi evidenzia: “Questa non è la prima e purtroppo nemmeno l’ultima pandemia. Dobbiamo evitare di farci trovare impreparati. E poi probabilmente, ogni anno, dovremo fare i richiami del vaccino contro il Covid”.
Quindi evidenzia che il settore “è pronto, nei prossimi anni, a investire 4,5 miliardi con progetti che possono creare 7.000 posti di lavoro diretti e altri 20.000 nell’indotto. Mi auguro che nel mettere a punto il Recovery plan il governo ne tenga conto”. Come amministratore delegato Janssen Italia, conferma poi che il vaccino Johnson e Johnson: arriverà “nella seconda metà di aprile”, “nei prossimi giorni saremo in grado di comunicarlo al generale Figliuolo per la dovuta programmazione” ed “entro fine anno forniremo 200 milioni di dosi all’Europa all’Italia spetta il 13,5%”.
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