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Massimo Cacciari (filosofo): «La politica è sparita e il Paese affonda nelle diseguaglianze. Andremo a sbattere»

«Questo sistema è morto. Intanto le diseguaglianze si moltiplicano e se non c’è una reazione immediata andiamo a sbattere». Lo dice Massimo Cacciari, intervistato da Andrea Malaguti per La Stampa.

Professore, le decisioni della Corte Costituzionale sui referendum sono state tecniche o politiche?

«La Corte Costituzionale è un organo politico. In Italia non abbiamo poteri neutri. Parte dei membri della Consulta sono eletti dalla politica e così il Presidente della Repubblica. La nostra Costituzione non prevede poteri neutrali».

Non ha avuto l’impressione di rivivere il bis dell’elezione di Mattarella. Nei momenti decisivi la politica sparisce.

«E’ così. E sarebbe ora che la politica se ne accorgesse, perché questo è il tema dei temi. Ma è come se fossimo di fronte a dei malati che non si vogliono curare. Che non intendono discutere il loro male e, anzi, lo nascondono».

Morale?

«Serve un ripensamento completo dell’agire politico e un ripensamento delle istituzioni, che tenga conto della mutata situazione in cuiviviamodaoltre30anni».

Più facile da dire che da fare.

«Lo so, ma la questione si sta aggravando. Abbiamo una dimensione politica esclusivamente statalistica, quando il problema è quello dei grandi spazi, della contraddizione tra gli imperi, della globalizzazione tecnico-scientifica-finanziaria. È difficile ripensare una politica che rimane statale, ma se non lo facciamo in fretta della democrazia non ci resterà che un remoto ricordo».

È la fine della storia?

«No, ma il rischio è che se ne affermi un’altra in cui saremo governati da amministrazioni, non necessariamente totalitarie, centrate su competenze tecniche che si muovono in accordo con potenze economiche e finanziarie».

Sembra peggio della fine della storia. Sembra la fine tout court.

«Questo sistema è morto. E l’allargamento della forbice tra ceto politico e opinione pubblica può essere foriero di qualsiasi avventura. Non penso a sconquassi novecenteschi, ma a pesanti crisi economiche e sociali sì. Bisogna rivedere in fretto il ruolo dei partiti e la funzione del Parlamento».

A proposito di ruoli. Giuliano Amato aveva detto che sui quesiti referendari la Corte non avrebbe cercato il pelo nell’uovo: è stato di parola?

«Aspettiamo le motivazioni per dare un giudizio. Dopo di che non capisco come si possa negare la validità dei due referendum che, per me, dal punto di vista etico erano i più significativi: fine vita e cannabis. Senza i quali, per altro, è del tutto evidente che nessuno dei quesiti rimasti raggiungerà il quorum».

Fa dietrologia anche lei?

«No. Non so se la Corte abbia avuto questo retro-pensiero. Maso che così il quorum non si raggiunge di certo».

L’ha stupita la conferenza stampa di Giuliano Amato?

«Un’innovazione positiva. Il tentativo di trasparenza, di secolarizzazione anche della Sacra Corte».

Non è che secolarizzandosi la Sacra Corte si desacralizza?

«Desacralizziamo tutto da trent’anni. I partiti sono usciti massacrati da Mani Pulite. Bene. E la magistratura è diventata sacra. Bene. Poi però anche la magistratura si è desacralizzata. E così l’esercito e i carabinieri. C’è rimasta una sola istituzione alla quale attribuiamo un po’ di sacralità per il peso dei personaggi che l’hanno interpretata: la presidenza della Repubblica».

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