“Nell’affrontare il Covid-19, i governi di gran parte del mondo stanno brancolando in un buio fatto di obblighi e divieti. E dove non si ha coraggio di obbligare e di vietare si esorta, si raccomanda o si sconsiglia”.
Sulla Stampa Mario Deaglio definisce «paternalismo debole» queste politiche incerte, “in un mondo in cui nessun governo sa bene che cosa sia necessario fare di fronte a questo fenomeno complesso che coinvolge contemporaneamente la medicina, l’economia e la società, la sfera pubblica e quella privata.
Nessuno può dire davvero quanto profondamente l’attività didattica da remoto e l’eventuale chiusura delle scuole possano danneggiare i giovani, quanta disoccupazione si rischia con il blocco degli aperitivi e quanti contagi in meno si avranno scoraggiando gli anziani a uscire di casa. Ma si fa ugualmente tutto questo, sperando in bene. In questo modo, i governi sono sempre a rimorchio del virus e si limitano a rispondere, mantenendo un delicato ma incerto equilibrio tra gli ondeggiamenti della pandemia e le pressioni dei cittadini e delle categorie più colpite. In Italia lo si fa con i numerosissimi Dpcm, ma vi sono provvedimenti equivalenti in molti altri Paesi”.
Forse, secondo Deaglio, “sarebbe preferibile definire subito precisi obiettivi anti-Covid (numero dei decessi, dei ricoverati in terapia intensiva) e revocare le relative misure solo quando quegli obiettivi vengono raggiunti, invece di ‘aggiustarli’ in corso d’opera. Così hanno fatto i pochi Paesi che possono vantare dei veri successi contro la pandemia. Perché nessuno dei leader di casa nostra prova ad adottare una politica di questo tipo, a tenere la barra dritta oltre che, come dice il premier, la guardia alta?”.
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