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Marino Longoni (Italia Oggi): «Contro il caro energia serve rivedere il meccanismo degli Ets»

Marino Longoni su Italia Oggi prende in esame il meccanismo degli Ets e osserva perché, a suo avviso, andrebbe ripensato: “L’aumento dei costi dell’energia è in gran parte dovuto alla Guerra in Ucraina e al blocco ormai quasi totale del gas che arrivava dalla Russia.

Ma ci sono anche alcune concause dipendenti da scelte politiche rivelatesi poco azzeccate, che contribuiscono a rendere più drammatico il caro-bollette e ad aggravare l’inflazione.

Una di queste è legata al meccanismo degli Ets, i certificati verdi che le imprese sono chiamate ad acquistare quando sono causa di emissioni inquinanti sopra una certa soglia artificiale, partito nel 2005 su insistenza dei partiti ambientalisti, dove il costo delle quote è manovrato politicamente.

Nei primi dieci anni il costo degli Ets, cioè del diritto di inquinare, era piuttosto basso, inferiore ai 10 euro a certificato. Anche – spiega – perché le quote di emissione erano sostanzialmente rispettate, anzi, le imprese, per non pagare dazio, cercavano di sostituire le fonti più inquinanti, come il carbone, con quelle meno inquinanti, come il gas, o di ridurre comunque le emissioni con strumenti tecnologici per la depurazione dei fumi.

Ma da qualche anno gli obiettivi ambientali dell’Unione europea sono diventati sempre più ambiziosi questo ha portato addirittura alla decisione di creare una scarsità artificiale dei certificati per farne aumentare il costo.

Si è così creata una ‘riserva per la stabilità di mercato’ che – aggiunge – ha assorbito centinaia di milioni di crediti carbonio inutilizzati, facendo schizzare all’insù i prezzi degli Ets, passati dai 4,3 euro del 2013 ai 90,7 euro del febbraio di quest’anno, anche perché nel frattempo la scarsità di gas ha fatto sì che si utilizzasse più carbone, più inquinante e quindi più bisognoso di ‘copertura’ con i certificati verdi. Attualmente il costo si è assestato intorno ai 70 euro.

Quando le imprese che producono energia devono sostenere questi costi maggiorati, finiscono inevitabilmente per traslarli sulle bollette dei consumatori insieme ai sussidi per le energie rinnovabili a quelli per la mobilità elettrica e a tutti gli altri incentivi green.

Forse – conclude – vista l’eccezionalità del momento che stiamo attraversando, un ripensamento di questi meccanismi o una loro sospensione non sarebbe del tutto fuori luogo”.

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