Il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, dà la pagella al discorso di Mario Draghi al Senato.
«Il discorso è stato ottimo sull’ambiente (poi vedremo se si tradurrà in pratica) e sull’euro (vero, Salvini?). Doveroso nel grazie a Conte e al suo governo (9 ministri ora stanno con Draghi). Buono su pandemia e Recovery Plan (sostanziale continuità col governo uscente: altro che fallimento e disastro)».
«Interessante sulla governance accentrata dal Tesoro per controllare e non sprecare i 209 miliardi (ma Conte, che ne proponeva una presso Tesoro, Mise e Affari Ue, non era un dittatore-accentratore?). Generico sulle eventuali modifiche al piano Ue e sulla riforma della Pa. Opportuno nello smentire il fallimento della politica».
«Vago sul Reddito e il blocco dei licenziamenti. Saggio sulla progressività del fisco (altro che Flat tax). Propagandistico sulla scuola in presenza e non in Dad (con le varianti Covid vedremo se Bianchi farà meglio dell’Azzolina). Perdonabile per le gaffe ‘da emozione’ sui numeri delle terapie intensive e della cig (ma se fosse stato il predecessore l’avrebbero massacrato)».
«Ma più di quelle che ha detto – sottolinea Travaglio – contano le cose che Draghi non ha detto. Niente Mes (benissimo: avevano ragione Conte, M5S, Gualtieri, i sovranisti e torto il Pd, FI, Iv, Calenda, Bonino e tutti i giornaloni). Niente Costituzione e mafia solo in replica (malissimo). Zero conflitto d’interessi (male per noi, bene per certi ministri ‘tecnici’, FI e Iv)».
«Un cenno di circostanza alla corruzione (male). Non una sillaba sulla blocca-prescrizione di Bonafede (chiesta dalla Ue), che finora tutti tranne i 5S volevano cancellare, provocando le dimissioni del Conte-2. Scelta comprensibile per chi vuol governare un mese e vincere facile. Ma chi vuol governare due anni deve sciogliere anche i nodi divisivi: prima o poi la politica, anche se è commissariata, presenta il conto».








