Adeguandosi a una tendenza generale, negli ultimi trimestri, molte banche italiane hanno realizzato brillanti risultati di bilancio. Eppure, il nostro settore bancario è chiamato a fronteggiare un futuro più complesso di quanto non suggeriscano questi risultati. I recenti incrementi nella profittabilità bancaria sono stati, infatti, largamente indotti da fattori di reazione alla pandemia: il temporaneo allentamento della regolamentazione esistente, il posponimento nell’introduzione di più severi requisiti patrimoniali, le moratorie ormai vicine alla scadenza, il rafforzamento delle garanzie pubbliche. Come lasciano già intravvedere alcuni indicatori relativi agli stadi precoci di deterioramento dei crediti, la rimozione o l’attenuazione di tali fattori porteranno ad aumenti delle esposizioni problematiche e alla conseguente riduzione dei margini di redditività delle banche. A ciò si aggiunga che la Legge di bilancio in discussione prevede una drastica ‘potatura’ degli incentivi fiscali a favore di quelle aggregazioni che avrebbero dovuto accrescere la profittabilità di lungo periodo dei “modelli di attività” delle nostre banche.
Queste considerazioni non generano preoccupazione per il solo settore bancario ma mettono a rischio anche il successo di parti importanti del Piano italiano di ripresa e resilienza (Pnrr). La transizione ‘verde’ e quella digitale, che dovrebbero assorbire circa il 60% delle risorse europee destinate al nostro paese dal più importante programma di ‘Next Generation EU (ossia il RRF), rappresentano una sfida molto impegnativa che deve avvalersi di ingenti investimenti privati e sfociare in radicali riorganizzazioni dei processi produttivi. A loro volta, l’aumento degli investimenti privati e le ristrutturazioni produttive necessitano di efficaci sostegni finanziari. Di conseguenza, pur riconoscendo che sarebbe inefficiente e distorsivo trasformare incentivi temporanei in fattori permanenti, risulta necessario procedere con gradualità e selettività nei confronti del settore bancario italiano. In mancanza di un rafforzamento e di un ampliamento degli strumenti finanziari offerti alle imprese, si rischia infatti di aggravare la già debole posizione italiana nel campo dell’innovazione digitale e di minarne la posizione di relativo vantaggio nel campo delle innovazioni ‘verdi’.








