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Marcello Messori, direttore Luiss School of European Political Economy: “Nella manovra no a riforma del fisco e delle pensioni, ci si concentri sul taglio del cuneo fiscale e sulla sanità” | L’analisi

Nessuna riforma fiscale, né revisioni del sistema pensionistico e concentrare la manovra su poche e necessarie misure: taglio permanente del costo del lavoro e risorse per la sanità, in primis.

Così all’Adnkronos Marcello Messori, direttore della Luiss School of European Political Economy.

“Il governo – sottolinea l’economista – dovrebbe annullare la riforma fiscale e accantonare ogni velleità di proseguire nella revisione delle regole pensionistiche.

Dovrebbe, più in generale, rinunciare alla difesa delle rendite di cui gode una significativa costellazione dei suoi elettori; vi sono una miriade di impegni di spesa volti a privilegiare questa costellazione”.

Per Messori “le poche risorse disponibili andrebbero concentrate su due interventi: un taglio permanente del cuneo fiscale per i redditi bassi e medio-bassi; un incremento selettivo ed efficace della spesa sanitaria così da salvaguardare un aspetto essenziale del nostro welfare che è in grave crisi”.

In prospettiva, prosegue, “il governo dovrebbe poi incentivare gli investimenti pubblici e privati per le transizioni ‘verde’ e digitale che non sono coperti dai fondi europei, reperendo spazi di bilancio mediante una radicale razionalizzazione della spesa pubblica improntata a equità ed efficienza.

Ma mi rendo conto che il mio è un libro dei sogni sia riguardo al breve che al medio termine…”.

Ad oggi sui contenuti della manovra c’è “ancora molta incertezza e, direi, confusione”, sottolinea Messori.

“Alcune componenti del governo e, in primo luogo, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti fanno esercizio di realismo – osserva – riconoscendo che vi è un divario molto più accentuato dell’usuale fra gli impegni che le varie anime della coalizione hanno assunto e le risorse disponibili.

Peraltro, gran parte di quegli impegni rimane in agenda e non è stata ancora ‘potata’ in base a chiare scelte di priorità”.

Impegni che “appaiono ancora più incompatibili con gli aggiustamenti del bilancio pubblico a causa della congiuntura economica”.

E questo perché, prosegue, “la nostra economia rischia di dover fronteggiare squilibri maggiori del previsto” per la stagnazione economica e la frenata inflazionistica.

Inoltre “un quadro già così incerto è aggravato dalla posizione ambigua assunta dal governo italiano” sul Recovery and Resilience Facility e le nuove regole fiscali.

Le difficoltà, che si frappongono all’approvazione del Pnrr, avverte Messori, potrebbero infatti comprometterne “il positivo impatto” sul paese, mentre il mancato sostegno del governo alle nuove regole fiscali “rischia di obbligare l’Italia nel 2024 a correzioni del deficit di bilancio pubblico e a riduzioni del connesso debito sul pil più severe di quelle attese”.

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