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[Viaggio nelle Città] Mantova patrimonio culturale dell’Unesco, è pronta a ripartire. Ma servono le infrastrutture

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Mantova, 48.000 abitanti, è nel lembo della Lombardia che guarda l’Emilia Romagna ed il Veneto.

È un città d’arte tra le più importanti del Rinascimento italiano e tra le prime per qualità della vita.

L’Osservatorio Riparte l’Italia per parlare delle città d’arte ferite dal covid e di temi legati alla ripartenza, ha posto alcune domande sulla città lombarda a Sara Vesentini, presidentessa dell’Associazione Culturale “Koinè Mantova”.

Presidente ci parli della città.

La città di Mantova ha origini etrusche e faceva parte di una dodecapoli di centri costruiti a Nord del Po. Poco distante dal centro è stato trovato un abitato etrusco, il Forcello, che era noto come mercato per genti celtiche e di altre popolazioni, tuttora oggetto di scavi archeologici.

Divenuta parte dell’impero Romano, in questa epoca é famosa per avere dato i natali a Pietole, nei pressi della città, al sommo poeta latino Publio Virgilio Marone.

Attorno all’anno mille divenne importante possedimento di Matilde di Canossa, che si dice nacque proprio a Mantova. Il suo periodo migliore però é legato al Rinascimento, prima sotto la signoria dei Bonacolsi ma soprattutto con i Gonzaga che nel 1328 presero il potere della città detenendolo fino al 1707.

In questi quattro secoli di marchesato e poi ducato i Gonzaga fecero di Mantova una delle reggie più importanti di Europa: abbellendola con palazzi e castelli di pregio costruiti da architetti di fama come Leon Battista Alberti, Giulio Romano e dipinti da pittori come Andrea Mantegna, lo stesso Giulio Romano e Pisanello.

Con la decadenza dei Gonzaga la città rimase parte dell’impero Austro Ungarico fino al 1866 quando venne annessa al Regno d’Italia. Perdendo comunque progressivamente la sua importanza come città a vantaggio di un’economia di tipo prevalentemente agricolo.

Come ha vissuto Mantova la pandemia?

Come, ritengo, tutte le altre città. Ovvero facendo buon viso a cattivo gioco,  cercando di rispettare le regole ed i decreti anche se inevitabilmente a livello economico le ripercussioni sono state pesanti soprattutto per i negozi del centro. Anche perché Mantova ha una conformazione molto particolare: é circondata da tre laghi costruiti dal fiume Mincio e per raggiungerla è necessario passare tre ponti a seconda delle varie posizioni geografiche. Fatte le debite proporzioni, sorge su una sorta di situazione simile all’abitato di Venezia.

In più, va detto, la sua posizione ibrida, confinante con 4 provincie emiliane (Modena, Ferrara, Reggio Emilia e Parma), 2 venete (Verona e Rovigo) e solo due lombarde (Cremona e Brescia), nell’Italia delle zone colorate ha creato più di un problema. Di fatto Mantova è lombarda dal punto di vista politico ma i rapporti con il capoluogo Milano, distante 170 km., sono per forza di cose limitati. Tanto per dire che Bologna, Venezia e la stessa Trento sono capoluoghi molto più vicini. E mentre il Veneto era “arancione” Mantova era costretta ad essere “rossa” come la Lombardia Centrale ed a dover ottemperare ai decreti regionali.

Quali sono le caratteristiche della città?

Da quando nel 2008 Mantova è diventata patrimonio culturale dell’Unesco si è assistito ad uno sviluppo turistico della città. Il centro storico è piccolo e si presta ad essere girato a piedi nel corso di un weekend potendo ammirare il Palazzo Ducale, la Basilica di Sant’Andrea ed il Palazzo Te, citando i più rappresentativi. Arrivando dal ponte di San Giorgio lo skyline della città ricca di monumenti storici e circondata dall’acqua è davvero notevole e l’incremento prima della pandemia era stato di assoluto livello. A questo vanno aggiunte le peculiarità enogastronomiche di un territorio che riesce ad abbinare, storicamente, la cucina ricca  dei Signori di Mantova con quella più povera dove la zucca e gli insaccati di maiale la fanno da padroni.

Presidente può fornire delle idee sulla ripartenza di Mantova

Da oltre 20 anni, per intuizione di un gruppo di cittadini guidati dal compianto Luca Nicolini, ex libraio, nel primo weekend lungo di settembre si tiene il Festivaletteratura. Un evento ormai consolidato le piazze della città diventano teatri a cielo aperto dove gli autori, anche internazionali, vengono a presentare i loro libri ed a dialogare con il pubblico. Una formula vincente, che riempie la città nel periodo dell’anno in cui il clima caldo-umido è più tollerabile e che si è tenuta anche nel 2020, con le dovute restrizioni e con eventi online.

Ma la ricchezza storica, culturale e ambientale è tale e tanta che ci sarebbe sempre più spazio, in un mondo che si spera possa tornare il prima possibile ad una “normalità”, per ulteriori iniziative negli specifici settori. Città a misura d’uomo, dove si può passeggiare liberamente alzando la testa per ammirare le bellezze artistiche. Da migliorare, certamente, le infrastrutture: oggi come oggi il modo più semplice per raggiungerla è tramite l’autostrada del Brennero che ha due uscite dedicate. Del resto la sua posizione geografica a cavallo fra tre regioni purtroppo non favorisce una progettualità stradale a meno che non coinvolga città di regioni diverse.

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