Da un sondaggio condotto dall’Osservatorio Legacoop, ideato e realizzato dall’AreaStudi dell’associazione insieme con il partner di ricerca IPSOS, risulta che tre quarti degli italiani pensano che ci sia bisogno di imprese mutualistiche. Si tratta di società che hanno lo scopo di ripartire tra i soci tutto il valore prodotto dalla realizzazione di un bene o dall’erogazione di un servizio. Oltre la metà è convinta che rappresentino un bene per l’intero sistema economico e un terzo le considera come le più adatte a gestire i fondi del Pnrr.
La prima evidenza che risulta dal sondaggio è quella di un bisogno diffuso, tra gli italiani, di cooperazione (70%), condivisione (69%) e mutualismo (61%). Mutualismo che, per il 40% degli intervistati, è una forma di assistenza e aiuto reciproco, per il 19% un patto tra persone per condividere benefici e vantaggi; mentre il 5% lo identifica nell’assistenza sanitaria pubblica. Su questa premessa, il 74% degli intervistati ritiene che nella economia italiana ci sia bisogno di imprese mutualistiche; il 42% le vede come un’opportunità per migliorare le cose, il 23% come una necessità per il futuro, il 21% una visione rivoluzionaria.
Di parere opposto il 13%, che le considera una visione sorpassata e vecchia. Inoltre, per 1 italiano su 4 il modello mutualistico è applicabile in tutti i settori di attività, per 4 su 10 al mondo dei servizi sociali e per 3 su 10 al mondo della produzione di beni e servizi. «Aleggia una domanda: alla fine della pandemia tutto tornerà come prima?», afferma Mauro Lusetti, presidente di Legacoop.
«Ebbene, l’impressione è che gli shock di questi anni stiano modificando il modo di guardare all’economia. Per una lunga fase, individuo, lucro, e impersonalità dei mercati erano il solo motore della crescita globale. Ora sembrano crescere altre spinte: la condivisione, il territorio, la comunità. Anche il “mutualismo” si afferma con i fenomeni della nuova economia. Emerge sempre più spesso dall’opinione pubblica, dagli economisti, dalla politica, addirittura e con grande autorevolezza dal Papa, la richiesta di un “nuovo modello di sviluppo”».
«Noi diciamo che il nuovo modello di sviluppo c’è già, e si chiama cooperazione». In relazione ai fenomeni più innovativi degli ultimi anni, infatti, mentre per il 71% la logica mutualistica dovrebbe estendersi al modello economico attuale, per il 70%, dovrebbe applicarsi all’e-Commerce e per il 65% al web in generale».
«Un dato, quest’ultimo, in linea con l’interesse, espresso dal 50% degli intervistati, a far gestire i propri dati di navigazione a imprese mutualistiche, traendone un piccolo vantaggio economico. Ancora più alta, al 61%, la percentuale di chi sarebbe interessato a far parte di piattaforme digitali cooperative, nelle quali la proprietà è dei soci e non di una grande multinazionale.
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